recensioni

10. giu, 2021

Un romanzo toccante, intenso e commovente che vi rapirà fin dalle prime pagine.

Il protagonista è Kenny, un bambino con l’unica colpa di essere nato nel posto sbagliato, in un piccolo paese dell’Africa dove non c’è acqua n’è cibo e dove si muore per un taglio fatto con un barattolo.
È ciò che accade al fratello di Kenny e che lo segnerà per tutta la sua vita. Una vita faticosa, fatta dì povertà e guerra, di abbandoni come quello del padre che fugge per la vergogna di aver abusato di una ragazzina. Kenny cresce con la mamma e la zia, l’unica cosa che conta per lui è lo studio e la speranza di poter lasciare, un giorno, la sua terra e fare quel lungo viaggio di cui parlano tutti, quel viaggio che ti porta in un paese lontano ma felice, o almeno così dicono, l’Europa.
Kenny cresce e tra mille difficoltà diventa uomo e decide che è arrivato il momento di andare via.

Sa che sarà un viaggio lungo, costoso e pericoloso, ma ormai non ha più nulla da perdere.
Il suo viaggio sarà molto peggio di come lo aveva immaginato, un incubo incancellabile, ma almeno lui ne uscirà vivo.
Un libro davvero toccante e importante, un tema molto attuale che va assolutamente trattato anche e soprattutto con i più piccoli, unica nostra speranza per il futuro.
Insegniamo a questa nuova generazione la parola EMPATIA, una parola bellissima che significa mettersi nei panni di chi abbiamo davanti, cercare di capire cosa spinge queste persone ad attraversare l’inferno, pur di scappare dalla propria terra abbandonando, a volte, persino la propria famiglia.

Cerchiamo di comprendere invece di giudicare.
Davide ha uno stile davvero impeccabile, e tratta questa storia con una delicatezza unica, mi ha ricordato un po’ lo stile e gli argomenti trattati spesso da Giuseppe Catozzella, temi importanti e profondi.
Ringrazio Davide per avermi fatto leggere questo bellissimo suo libro ma soprattutto per averlo scritto.

5. mag, 2021

Un breve romanzo sotto forma di diario, un racconto toccante quello del protagonista che non ha un nome. A Claudio è dedicato questo libro, Claudio giovane per sempre.

Sarà che un Claudio nella vita l’ho avuto anche io, forse a pensarci purtroppo anche più di uno. Ma la persona in questione, che più mi ha fatto riaffiorare ricordi, perché molto simili a questo racconto, si chiamava Daniele e aveva ventisei anni e, come il protagonista di questo romanzo, un futuro non lo ha potuto avere, perché il destino non ha fatto sconti per lui.

Un caso che questo libro sia arrivato sulla mia scrivania? Può essere, ma io non credo molto al caso.

La storia che Andrea Terreni ci racconta, con una delicatezza unica, è ovviamente commovente per me e per chi ha vissuto da vicino un dolore così forte, ma sono certa che coinvolgerebbe ugualmente chiunque.

Il racconto inizia proprio con l’incidente in auto del protagonista, il quale si rende conto subito di non avere più tempo a disposizione.

Un pompiere accorre subito in suo aiuto, ma dai suoi occhi traspare immediatamente l’impossibilità di salvarlo. Il ragazzo sente le parole di incoraggiamento di quell’uomo che cerca di tranquillizzarlo ma nei suoi occhi non c’è speranza. Così con uno sforzo immane si allunga verso il cruscotto, prende un blocchetto e una penna e scrive poche righe e poi sussurra, con l’ultimo filo di voce: “diario”.

Il pompiere prende il foglietto e il diario che trova sul sedile posteriore. Il ragazzo intanto è già andato via … ma, attraverso il suo diario, ci racconterà chi era.

Un libro che si legge in poche ore, non senza qualche lacrima.

Chi ha vissuto un lutto simile penso si sia posto spesso queste domande: “Chissà cosa ha pensato o detto o fatto prima di andarsene”.

Andrea lo ha voluto immaginare per noi.

È un libro davvero, toccante, commovente, intenso, scritto in modo semplice e scorrevole, spero che abbia il successo che merita.

Andrea Terreni:

Nato a Pontedera, in provincia di Pisa, nel 1980. Pedagogista, ha lavorato per molti anni nel sociale con bambini e adulti, prima di trasferirsi a Firenze, dove ha iniziato una lunga gavetta nel campo della ristorazione. Oggi è titolare di un ristorante, e direttore della rivista letteraria online “La Locomotiva”. Diario di un addio è la sua opera d’esordio.

 

 

 

30. apr, 2021

L’altro giorno una cara amica, Paola, che non sentivo da tempo, e che ho ritrovato proprio grazie ai libri mi ha detto “I libri sono magici”.

E’ vero! I libri creano delle congiunzioni, ci fanno ritrovare amici lontani e ci fanno conoscere persone nuove e straordinarie.

Anche con Zeppelin è stato così. La mia migliore amica delle medie, Elena, che non sentivo da circa tredici anni, ma che segue regolarmente il mio blog, un giorno mi scrive su facebook, vede quello che sto facendo con i nuovi autori e vuole mettermi in contatto con uno scrittore/editore che conosce lei e che potrebbe interessarmi.

Così, in un colpo solo, ho ritrovato una cara amica, ed ho conosciuto Fabio, l’autore del libro che sto per recensirvi.

Perdonate questa lunga parentesi, ma era doveroso raccontare come sono arrivata a questo romanzo, perché sono certa che nessun libro arriva a noi per caso, basta essere aperti.  

Ma veniamo al nostro romanzo.

Fabio mi aveva avvisato che era un libro particolare scritto l’anno scorso durante il primo lock down.

Mi aspettavo quindi qualcosa di un po’ folle, ma ha superato ogni aspettativa.

Penso di non aver mai riso così tanto in vita mia.

Mentre lo leggevo, più volte gli saranno fischiate le orecchie, perché continuavo a ripetermi “Tu sei pazzo! Tu sei completamente pazzo!” E nel mentre facevo la gara con Elena a chi finiva prima il libro. 

Il protagonista si chiama Orville Landers, ha una venerazione per Dexter Morgan (il telefilm sul serial killer) e le macchine americane.

Orville fa lo stesso lavoro di Dexter, fa analisi di laboratorio in un dipartimento di polizia, una persona apparentemente tranquilla, normale, anche un po’ noiosa.

Il suo odio inizia in un parcheggio di un supermercato, non sopporta di vedere i suoi compatrioti salire su macchine di altra nazionalità, soprattutto giapponesi. Da qui il lampo di genio.

Decide che uno ad uno li ucciderà tutti, liberando il paese da questa piaga.

Ma come liberarsi poi dei cadaveri? Orville non è uno sciocco, ha imparato molto dal suo telefilm preferito. Ma il metodo che userà non era venuto mai in mente a nessuno, nessuna mente malata era mai arrivata a tanto.

Ovviamente non vi dirò di più perché vi rovinerei la sorpresa ma vi assicuro che vale la pena leggerlo. 

Un libro folle, divertente e che ci lascia con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Scritto in un modo impeccabile, uno stile scorrevole, pulito che cattura ad ogni pagina l’attenzione.

Sono molto felice di aver conosciuto questo autore e spero abbiate modo di conoscerlo anche voi.

Zeppelin è ironico, dissacrante, folle, intrigante, ma soprattutto, divertentissimo!