recensioni

20. ott, 2021

Un saggio davvero ben scritto quello di Elisa Baricchi che in poche pagine riesce a condensare gran parte della storia della regina Maria Antonietta, una delle regine più famose passate alla storia.

Eppure, leggendo queste pagine mi sono accorta di non sapere quasi nulla su chi fosse davvero questa donna.

L’autrice, in modo molto dettagliato e preciso, ci racconta una serie di aneddoti sulla vita privata e sugli usi e costumi di questa regina tanto amata e allo stesso tempo tanto odiata dal suo stesso popolo.

Si percepisce l’accurata ricerca attraverso documenti, biografie e scritti di vari autori, ma soprattutto l’amore per la storia e il desiderio di far risaltare un personaggio così importante.

L’autrice fa emergere tutte le caratteristiche di questa donna, la sua femminilità, il suo essere madre amorevole, amica e sorella affettuosa, e lo fa anche tramite documenti inediti.

Insomma, una ricerca davvero notevole che ha come risultato un volume molto interessante e ben scritto che consiglio assolutamente a chi ama i libri storici. Non è un romanzo, né la storia è romanzata, ma è ugualmente affascinante perché svela aneddoti davvero curiosi ed interessanti, ad esempio, sulle acconciature e gli abiti dell’epoca, tutto ben documentato con disegni e dipinti. Maria Antonietta, ad esempio, era famosa per le sue “parrucche vertiginose” e vediamo dei dipinti davvero divertenti ed interessantissimi a riguardo.

Altra curiosità, sapevate che Maria Antonietta era la quarta e ultima femmina di ben sedici figli?

Molto interessanti le lettere che la regina scrive a sua madre, dopo essersi sposata giovanissima, dove descrive le sue giornate oppure quelle commoventi scritte alla sorella dove, quando aspetta con dignità la sua ora, le raccomanda i propri figli.

Insomma, un grazie all’autrice per aver riportato a galla un pezzo di storia e un personaggio così interessante.

Elisa Baricchi

Stimata docente in forza sul territorio Novarese sul tema dell’alimentazione, Elisa Baricchi si laurea in scienze biologiche nel 2002  e intraprende la carriera dell’insegnamento presso il rinomato centro d’istruzione alberghiera novarese. Da sempre appassionata di letteratura e editoria, nel 2016 diventa socia di una casa editrice e crea l’etichetta editoriale che oggi dirige con successo.

Poliedrica podcaster e scrittrice, è specializzata nella realizzazione di saggi, nelle tecniche più avanzate di editing e di ingegneria della narrazione.

20. ott, 2021

Federico ha trentasette anni, è un insegnante che vive perennemente in uno stato di insoddisfazione. Forse l’avvicinarsi della soglia dei quarant’anni, forse il non sentirsi del tutto appagato, vedere che attorno a sé gli amici di sempre hanno messo su famiglia e si sono realizzati con il lavoro.

Una breve vacanza al mare sconvolgerà la sua apparente monotona esistenza. Prima l’incontro con un vecchio amico, un incontro che si svelerà a dir poco inquietante (ma non posso svelarvi troppo) e poi una vecchia fiamma, Laura, tornerà alla ribalta, dal nulla, comunicandogli di aspettare un figlio suo.

Federico inizialmente non sembra né turbato, né felice della notizia, l’accetta passivamente, diventa un fidanzato affettuoso e premuroso. Eppure, qualcosa non torna… Più la storia con Laura va avanti e più Federico diventa sospettoso, inizia ad avere addirittura delle allucinazioni che gli distorceranno la realtà fino ad un tragico epilogo.

La grande fantasia dell’autore e una buona capacità di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, sono gli ingredienti di questo romanzo molto ben scritto da Enrico Maria Calà, pseudonimo del giovane autore che non vuole svelarci la sua vera identità, una Elena Ferrante al maschile insomma. 

Al protagonista, Federico, non è difficile affezionarsi perché ricorda il lato malinconico di ognuno di noi, quello sguardo al tramonto pieno di malinconia che tutti nella vita abbiamo rivolto almeno una volta.

Laura e Giovanni invece, apparentemente due personaggi positivi, piano piano, forse condizionati anche dallo sguardo sospettoso di Federico, appariranno anche a noi ambigui.

È un romanzo che va letto con attenzione per non perdere tutte le sfumature che l’autore riesce a riversare sulle poche pagine.

A questo giovane e misterioso autore, che ha intrapreso la coraggiosa strada dell’auto produzione, auguriamo quindi un grande successo.

31. ago, 2021

Un libro composto da 9 storie, nove vite dove l’autore ci racconta la voglia o la necessità di questi protagonisti di andare in pensione, l’agognata pensione che con la quota 100 dal 2019 al 2021 permette di andare in pensione anticipatamente con una eta’ minima di 62 anni e 38 di contributi.
Sono storie malinconiche, storie di uomini e donne che sognano una libertà che arriva troppo tardi perché poi subentrano altre responsabilità, come i genitori anziani da accudire, i nipoti, i figli che non trovano la loro strada e vanno aiutati e a volte anche finanziati.
Una vita spesa a lavorare e una volta terminato il lavoro la vita diventa ancora più faticosa.
Sono storie intense, toccanti e che fanno riflettere.
La prima si intitola proprio Quota 100, poi le altre sono tutte nominate con i nomi dei protagonisti e così conosciamo Eleuterio con una storia commovente, lo conosciamo proprio l’ultimo giorno di lavoro, ripercorre la sua storia lavorativa, l’amore per una collega che ritrova proprio l’ultimo giorno e che con malinconia saluta per sempre, i festeggiamenti per una degna conclusione e poi l’uscita di scena che non ti aspetteresti mai.

Poi c’è Eva che dopo mille gavette e mille lavori finalmente riesce ad aprire il suo centro estetico, poi le cose iniziano a non andare bene e così sceglie di aderire a quota 100 ma anche lei non avrà una pensione serena perché si ritroverà ad accudire la suocera anziana e malata.

Gianna forse è l’unica vincente in queste storie, una donna che ne passa di tutti i colori, da una sfavillante carriera alle umiliazioni dovute ad un nuovo direttore, la scelta di aderire a quota 100 e un nuovo giovanissimo amore con cui si sposa a Las Vegas, ma che non si confermerà l’amore della sua vita. Ma Gianna è l’unica che non si abbatte e non si arrende e sa esattamente cosa fare degli anni che le restano da vivere. Goderseli.

Giorgia neo nonna pazza di gioia per la nipotina vuole sentirsi utile per la figlia che ha un marito non presente. Così aderisce a quota 100 e si dedica anima e corpo insieme al marito a figlia e nipote.
Ma poi la vita va avanti, i figli prendono le loro strade e i nonni si ritrovano di nuovo soli e a volte si sentono senza uno scopo nella vita.

Michele invece con la pensione decide di dedicarsi finalmente alla sua più grande passione, la musica. Ma c’è un autore che non gli porta fortuna e ogni volta che conclude un concerto con una sua canzone accade qualcosa di brutto.

Anche Renato come Giorgia quando va in pensione si dedica anima e corpo a figlia e nipoti ma anche lui si ritroverà solo e senza uno scopo nelle sue lunghe giornate.

Sergio invece sceglie quota 100 per assistere i genitori malati e si ritroverà accanto una moglie che non ha più voglia di ricoprire questo ruolo e una cognata che invece magari lo vorrebbe ma altri ostacoli si frapporranno tra loro.

L’ultima storia è di Teresa che invece non riesce, per ragioni burocratiche, ad aderire a quota 100 e per più di un anno vive in uno stato di rabbia contro tutti e tutti. Poi piano piano, con l’aiuto di un’amica collega torna alla vita e a sorridere, incontra un uomo, se ne innamora ma lui è appena andato in pensione ...

L’autore conclude questo bellissimo, anche se molto malinconico excursus di vite con un dialogo immaginario tra un nonno e un piccolo nipote che gli chiede cos’è la pensione e cosa c’è dopo

Non vi ho raccontato il primo racconto, è vero, ma non è una dimenticanza, non ve lo voglio raccontare perché è quello più bello a mio parere, con un tocco di fantasia che non guasta mai e che non voglio però spoilerare.

Nel complesso il libro mi è piaciuto molto, scritto bene, scorrevole, bello l’argomento, molto attuale e che fa molto riflettere.
Fa riflettere sul fatto di quanto ci affanniamo in questa vita a raggiungere un qualcosa che quando arriva non riusciamo davvero a godercela.

 

22. lug, 2021

Quando mi ha contattato Elisabetta per recensire la sua raccolta di poesie ero un po’ a disagio perché non sono, purtroppo, una gran lettrice di questo genere, anche se mi piace comunque molto, e come le ho scritto, non le ho mai recensite, quindi non so se sarò all’altezza.

Ero però incuriosita dalla copertina e dalla sua biografia, ne avevano già parlato anche sulla rivista La Locomotiva con cui collaboro, quindi mi sono detta “proviamo”.

Intanto sono felicissima di averle lette perché mi sono piaciute moltissimo! Alcune sono piccole perle, frasi brevissime ma piene di significato. Non usa molto le rime e questo devo dire che l’ho apprezzato ancora di più, sono brevi pensieri, alcuni lunghi una pagina, altri poche righe alla Ungaretti, ma colme di significato ed emozioni.

Mi ha fatto scoprire un nuovo modo di fare poesia, e non nego che mi ha fatto venire voglia di scrivere come lei.

Pensieri sparsi al vento e racchiusi in poche pagine che leggerete in poche ore, e vi assicuro che quando inizierete a leggerlo non lo lascerete fino alla fine. Va letto tutto d’un fiato e poi riletto a piccoli passi per assaporare ogni parola.

Brava Elisabetta! Davvero! Spero di essere stata all’altezza delle tue parole con le mie di questa prima recensione poetica.

Ora vi racconto un po’ di lei:

Elisabetta Panico è un’autrice e collage artist napoletana, classe ’95. Laureata presso l’Accademia di Belle Arti in Didattica e Comunicazione dell’arte, con Biennio specialistico in Pittura, pubblica nel 2016 “Il riflesso del mondo, in una pozzanghera nel fango”. Una Raccolta di versi edita dalla BookSprint Edizioni, segnalata dal poeta Giuseppe Vetromile su Transiti Poetici. Nel 2020 pubblica per Mnamon Editore “Diavolo di sabbia”, insieme di poesie dal gusto ricercato. Evidenziata da Lorenzo Spurio e recensita da Laura Vargiu sul n. 31 della rivista Euterpe, alcuni estratti figurano su Chiasmo magazine, e sul n.34 della Rivista trimestrale “22 Pensieri” a cura di Chance Edizioni. Ad oggi Elisabetta, è coinvolta in eventi, concorsi, ed esposizioni artistiche, svolte nel territorio campano e nazionale.

Fedele alla sua indole a metà tra immagini e parole, taglia e cuce pensieri che in questo gioco si fanno poesia. Vive la sua vita tra gatti in prestito, ritardi della Circumvesuviana e l’inadeguatezza dell’essere sensibili.

Di “Diavolo di sabbia” dice:

Un respiro lungo più pagine che inala un dialogo silenzioso con il lettore, creando architetture impossibili in cui affrontare prospettive senza punto di fuga. Il respiro lungo si fa vento, scuotendo domande a metà tra panico e possibilità, senza margine di approssimazione.

Vi lascio con una sua piccola poesia che non ha titolo, come tutte d’altronde, ma un numero:

14.

Io mi piaccio con gli anni indefiniti che porto.

22. lug, 2021

Trama:

Le leggende narrano di un piccolo villaggio creato dagli Dei, dove la vita scorre senza che ci sia la morte a fermarla. Gli adulti nascondono un gran segreto: sulle montagne vive un Drago malvagio, custode di un antico potere, e si dice che mangi soltanto bambini. Nel buio della notte, mossi dalla brama di tale potere, i Demoni invadono l’impenetrabile catena montuosa del Kòlgota che protegge il villaggio. Soltanto Dasmond, un giovane ragazzo, combatte i nemici per salvare il vero erede dell’antico potere: “Il Figlio del Drago”.

Una storia ambientata ai tempi dell’Imperatore Costantino, dove i Demoni si confondono tra la gente e solo pochi prescelti riescono a estirpare il Male dal nostro mondo. Sono coloro che un giorno saranno chiamati i “Domatori di Demoni”.

Scusate se ho preso la trama da internet ma avrei fatto davvero fatica a riassumervela io, perché in questa mole di pagine (318), c’è davvero di tutto, l’autore non si fa mancare nulla.

Siamo nel 5040 d.C. e il nostro protagonista si ritroverà a combattere nel Colosseo con i Gladiatori, parteciperà come schiavo alle Naumachie, poi fuggendo incontrerà Ercole, Loki, sirene, arpie, Iside, le mummie, Anubi, attraverserà l’Egitto e arriverà con un tappeto volante fino a Gerusalemme. E non finisce qui perché nel finale ci fa intendere che è già pronto il secondo volume dedicato ai Mondi Sommersi.

Insomma, sicuramente all’autore non manca la fantasia. Come dico sempre purtroppo non è il mio genere preferito però bisogna dargli atto di aver scritto una vera e propria epopea.

Forse un po’ troppi personaggi e troppi richiami alle vicende storiche e alla mitologia, però il tutto ben mescolato.

Lo stile è sempre chiaro e scorrevole.

Se quindi vi piace il genere fantasy ve lo consiglio.