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14. lug, 2022

Voto: 3 stelle / su 5

Forse ero ancora troppo legata al suo romanzo “Circe”, forse avevo troppe aspettative visto l’amore provato per il precedente libro, o forse è semplicemente questo caldo opprimente che mi annebbia anche la mente.

Fatto sta che non sono riuscita a godermelo pienamente. Scritto anche questo in modo esemplare, non è però riuscito a coinvolgermi emotivamente come il primo. Interessante rivivere la storia di Achille e Patroclo, studiata sui libri di storia e rinfrescata con l’ormai non più recente film Troy con il bellissimo Brad Pitt nei panni di Achille (indimenticabile).

La Miller da voce questa volta a Patroclo, un uomo insicuro, ripudiato dal padre e accolto con amore totale da Achille, valoroso guerriero giovane come lui. Tra queste pagine l’autrice ci racconterà una bellissima storia d’amore eterna, continueremo a sentire la voce di Patroclo anche dopo la sua tragica fine finchè non riuscirà a riposare per l’eternità con il suo amato.

Bellissimi personaggi descritti in modo sempre indimenticabile. Molto bello anche il personaggio di Briseide, schiava che si innamorerà di Patroclo e che per qualche istante e in qualche modo sarà anche corrisposta, ma l’amore per Achille è più forte di ogni cosa.

E’ un modo bellissimo per far conoscere ai ragazzi giovani una storia eterna che sui libri di storia potrebbe annoiare mentre qui diventa un avvincente romanzo da leggere tutto d’un fiato. A me è mancata un po’ di immedesimazione, quella che tanto avevo provato con Circe e un po’ di frasi da sottolineare, però nel complesso mi è piaciuto ed è sicuramente un gran bel libro.  

28. giu, 2022

Voto: 5 stelle / su 5

Uno dei libri più belli letti nell’ultimo anno. Un libro che commuove, che racconta una storia importante, che lascia un segno indelebile in chi ha voglia di ascoltarla e a chi sa farlo.

Una vita commovente quella di Oliva Denaro che si trova piccola donna in una Sicilia del 1960, quando essere donna non era facile per nulla.

Oliva bambina che giocava con il suo amico Saro e andava a raccogliere i babbaluci con il padre la mattina all’alba, da un giorno all’altro si ritrova donna e da qui iniziano i problemi. Non esisterà più la spensieratezza, ogni suo gesto verrà osservato dallo sguardo severo della madre e dal resto delle comari del paese.

Non potrà più giocare con Saro perché “sconveniente” e non potrà più andare a raccogliere lumache con il padre perché “sono lavori da maschio”. Gli sguardi degli uomini si faranno invadenti, pesanti e si sentirà a disagio ad ogni passo che farà.

E’ una Sicilia questa dove vige ancora il codice Rocco e il matrimonio riparatore. Alcune donne venivano addirittura rapite e violentate così da dover sposare per forza il loro aguzzino. Donne senza diritti, senza dignità, apparentemente senza futuro, donne oggetto buone solo per fare figli e tenere in ordine la casa.  

Eppure, questa storia ci insegna che, se si ha il coraggio invece di denunciare e non abbassare la testa alle violenze, si possono cambiare le cose, si può avere la propria rivincita nella vita, non senza cicatrici certo, ma quelle stesse saranno il ricordo di una battaglia vinta e le porteremo con orgoglio.

Molte cose sono cambiate dall’epoca di Oliva Denaro, eppure non ancora del tutto. Ancora, spesso, quando si parla della donna lo si fa al plurale, come se non avessimo una vera autonomia come singolo individuo.

“Le donne! Ma perché devono essere sempre declinate al plurale per ricevere considerazione? Agli uomini basta essere uno per valere qualcosa, con nome e cognome. Noi invece dobbiamo metterci in riga a formare una schiera, come fossimo una specie a parte.”

La forza di Oliva sarà la sua famiglia, suo padre soprattutto. Un uomo silenzioso, di poche parole ma con un cuore grande che rischia di spezzarsi più volte. Un personaggio meraviglioso che accompagna la figlia in ogni sua scelta e l’appoggia sempre, ridonando dignità ad un giovane corpo oltraggiato. Anche la madre, inizialmente personaggio severo, poi farà sbocciare la sua dolcezza quando ci sarà bisogno di difendere quel suo fiore strappato. E poi c’è Saro, l’amico di sempre e per sempre, il fratello gemello Cosimo e la sua cara amica Liliana che manterrà la sua promessa importante fatta da ragazzina. 

Vorrei che questo libro lo leggessero tutte le quindicenni di oggi per capire che prezzo ha avuto la libertà di cui godono inconsapevolemente  e per poterla apprezzare come un valore senza darla mai per scontata.

 

 

20. giu, 2022

Voto: 2 stelline / su 5

Una grandissima delusione. Dopo aver letto il suo primo romanzo “La Mennulara” che mi era piaciuto molto, avevo grandi aspettative per questa sua penultima opera. Ne ho sentito molto parlare e sempre bene ma non posso essere d’accordo con il successo accordatole.

Un romanzo quasi epistolare, i personaggi non si incontrano mai, ognuno racconta a modo suo un pezzo di storia della famiglia Sorci, la propria storia con il proprio punto di vista.

A cominciare è proprio il vecchio capostipite Enrico Sorci che sul letto di morte ci racconta chi è stato, i suoi continui tradimenti alla moglie, la sua severità con i figli e le sue crudeltà con gli indesiderati e gli illegittimi.

In ogni capitolo si racconta un personaggio diverso e questo, a mio parere, crea una certa distanza con il lettore e non sviluppa il giusto pathos.

Ognuno di loro ha dei segreti da nascondere, una vita non felice, nessuno emerge e nessuno è tanto bello da essere ricordato, anzi… Un romanzo che lascia davvero tanto amaro in bocca, senza speranza e vuoto.

Peccato perché avrei volentieri letto anche gli altri suoi romanzi ma al momento sono perplessa. Scusate la brevità della recensione ma mi ha lasciato davvero l’amaro in bocca e poco da dire.

14. giu, 2022

Voto: 4 stelline e ½  / su 5

Pienamente d’accordo con il commento di Valeria Parrella che lo definisce “Un libro bellissimo, già dal titolo e fino all’ultima pagina.”

E’ proprio così, sono stata attratta inizialmente dal titolo, poi ne ho sentito spesso parlare bene e poi, devo dire, che l’edizione economica de Gli Adelphi a 12 € mi ha invogliato ad acquistarlo NUOVO, e non usato come è mia usanza.

In realtà mi aspettavo tutt’altro genere. Credevo fosse un libro molto più malinconico e filosofico, ed in realtà un po’ lo è, ma con una tale ironia che non puoi fare a meno, anche nelle situazioni più drammatiche, di farti scappare un sorriso.

James è il protagonista di questa storia ed è anche il narratore.

Ha diciotto anni e una famiglia un po’ particolare. Una sorella molto attenta all’estetica e poco profonda che lo stuzzica in continuazione, una madre che si è già risposata tre volte e l’ultimo matrimonio è durato meno di ventiquattro ore e un padre che si ritocca le borse sotto gli occhi in gran segreto dal chirurgo estetico perché non vuole invecchiare.

Poi c’è la nonna Nanette, un personaggio meraviglioso che ci fa sentire proprio il profumo dei nonni, del loro amore e calore. E’ la classica nonna che trasuda amore e saggezza.  

James è un ragazzo come tanti, non ha grilli per la testa, lavora nella galleria della mamma, ama leggere e l’unica cosa che proprio non vorrebbe fare è andare all’università. I ragazzi della sua età lo imbarazzano, non si sente a suo agio con loro, li trova superficiali e stupidi.

Vorrebbe studiare per conto suo e trasferirsi in un piccolo paesino lontano dal caos della Grande Mela, da cui si sente ingurgitato.

La famiglia lo vede come un extraterrestre, ma forse, se ci soffermiamo ad osservare bene gli altri componenti della famiglia, è il più normale di tutti.

Solo la nonna riuscirà a comprenderlo davvero senza giudicarlo, e a farlo ragionare su ciò che sia meglio per lui.

Bellissime anche le ultime pagine, che non voglio svelarvi, ma che ci fanno capire quanto a volte piccole cose siano importanti per alcuni e per altri no e come sarebbe bello, in un mondo perfetto, rispettare le opinioni, i sogni e le ambizioni di tutti, senza giudizi né pregiudizi.

Un estratto del libro:

“[…] una marea di persone sfinite scappavano da una vita infelice verso un’altra. Si vedeva che detestavano le ore passate in ufficio, ma non è che fossero proprio ansiose di tornare dai mariti e dalle mogli irascibili e dai figli villani, o da nessuno se vivevano da sole. Il viaggio in treno era un piccolo intermezzo in cui potevano essere se stessi, niente capo, niente marito, niente moglie, niente colleghi e niente figli.”

 

 

31. mag, 2022

Voto: 👍 3 stelline e ½   / su 5

E’ stato davvero difficile terminarlo e non perché non fosse bello ma per la sua crudezza nel racconto e per l’argomento trattato.

Magistralmente scritto questo romanzo di Littell è un pugno nello stomaco dalla prima all’ultima pagina.

La storia è narrata in prima persona da Maximilien Aue, un ex ufficiale delle SS attivamente coinvolto nell'Olocausto.

Il romanzo è diviso in sette parti che prendono nome dai movimenti di una suite di danze ("in musica, la suite è un insieme di brani, per uno strumento solista, un complesso da camera o un'orchestra, correlati e pensati per essere suonati in sequenza"). Strano che temi così crudi e mostruosi vengano associati ad una cosa così delicata come la musica. Questo contrasto forse rende ancora più selvaggio ciò che si legge.

Il primo capitolo è quello dove Max si racconta al lettore, gli spiega il perché della scelta di scrivere questo libro e forse cerca un po’ di comprensione per ciò che ha commesso e che sta per raccontare.

Non ha scelto lui di essere arruolato tra le SS ma è stato costretto dopo essere stato sorpreso durante un rapporto sessuale con un altro uomo. Da qui la sua vita, già abbastanza contorta per un rapporto incestuoso con la sorella e un odio/amore per la madre, diverrà irrimediabilmente un incubo.

Queste le toccanti parole con cui si presenta il protagonista:

“Se siete nati in un paese o in un'epoca in cui non solo nessuno viene a uccidervi la moglie o i figli, ma nessuno viene nemmeno a chiedervi di uccidere la moglie e i figli degli altri, ringraziate Dio e andate in pace. Ma tenete sempre a mente questa considerazione: forse avete avuto più fortuna di me.”

Leggerlo in questo momento storico è stato due volte doloroso.

Primo per le atrocità che sono state commesse in quella guerra e secondo per le atrocità che vengono commesse ancora oggi in nome di quella stessa guerra, il che è una contraddizione immane.

Max è un uomo già tormentato dalla vita e dal suo passato e si ritrova a fare delle scelte e a dare dei comandi che nemmeno lui comprende e approva, ma non ha alternativa (così dice…).

Così la sua mente già malata si aggroviglia ancora di più fino al delirio più totale, a quel delirio di onnipotenza che ti fa credere che la vita di un uomo, di una donna o di un bambino valga meno della tua.

Pagine forti, con una scrittura tagliente che entra nel sangue e lacera il cuore, di chi ce l'ha.

Tratto dal libro:

“Se mi sono deciso a scrivere, dopo tutti questi anni, è per mettere in chiaro le cose per me stesso, non per voi. A lungo uno striscia su questa terra come un bruco, nell’attesa della diafana e splendida farfalla che porta in sé.”