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19. lug, 2021

Voto: 2 stelline / su 5

Credo di aver scelto di leggere questo libro proprio perché immaginavo fosse un libro leggero e con poche pretese. Dopo la saga dei Florio sapevo che, chi sarebbe venuto dopo, avrebbe avuto il peso del paragone. Dopo il modo soave della Auci nel raccontare le sue storie ogni altra narrazione sarebbe sembrata banale.

Avevo questo libro che mi hanno regalato, un libro così colorato… e mi sono detta che forse era arrivato il suo momento.

Sarà un libro divertente, pensavo.

Mai fidarsi delle apparenze... è stato una vera delusione, un libro noioso e scontato, con un finto lieto fine e nemmeno divertente.

Ma partiamo dalla trama:

Susan è una ragazza tutta di un pezzo, che sa esattamente ciò che vuole e nulla può scalfire le sue ottuse convinzioni.

Il libro si apre con la telefonata di suo fratello che l’avvisa della morte della loro mamma. Susan apprende la notizia senza moltissimo pathos, mentre ne avrà molto di più quando scoprirà che sua madre ha lasciato l’uso frutto della casa al fratello finché lui vorrà. Susan va su tutte le furie per questa eredità mancata e decidi di dimostrare che sua madre non era capace di intendere e volere quando ha stilato il testamento e inizierà una battaglia legale contro il fratello.

A tutto questo fa da contorno il fatto che Susan è incinta di un uomo di cui non le importa nulla e con cui ha un rapporto “occasionale” da dodici anni.

Nella ricerca della verità sulla presunta debolezza mentale della madre verranno fuori verità ben più scomode ed amare per la povera Susan, che però visto che non ci sta nemmeno tanto simpatica, non ci dispiaceranno poi tanto.

Accanto a lei poi una serie di personaggi improbabili e mal sviluppati, come Rob, amico di suo fratello Edward e la vicina di casa Kate sola a crescere due figli piccoli, stereotipo della donna abbandonata dal marito.

L’autrice ha avuto l’abilità di creare una protagonista odiosa che non riuscirà a starci simpatica nemmeno nel finale forzatissimo a lieto fine dove lei magicamente, nelle ultime dieci pagine, si redime su tutto.

Un personaggio arido e senza un briciolo di cuore che usa lo scrigno delle ceneri della madre come poggia piedi.

Anche gli altri personaggi sono davvero scontati e privi di una vera personalità, banali e piatti.

Lo stile poi è semplice e non si trova una frase bella da sottolineare nemmeno a pagarla.

Quindi se volete un consiglio... non perdete tempo con questo romanzo.

13. lug, 2021

Voto: 5 stelline su 5

Quante volte vi è capitato di leggere il seguito di un libro e di apprezzarlo ancora più del primo?

Raro… eppure mi è capitato con questo libro.

Mi era piaciuto moltissimo la storia dei Florio nei Leoni di Sicilia, la loro ascesa, la loro fortuna, le loro crescite personali e sociali.

Ma in questa seconda parte c’è qualcosa di più. Ci sono gli uomini e le donne con le loro debolezze, con le loro insicurezze, tentazioni e fragilità.

Il secondo capitolo si apre con Ignazio e Giovanna e i loro tre figli, Vincenzo, Ignazio e Giulia ancora piccoli. La famiglia Florio è ancora una famiglia forte e rispettata e Ignazio porta avanti con onore quel nome e riesce a fare crescere la sua casata ancora di più.

Ma chi ci sarà dopo di lui non avrà altrettanta forza.

Ignazio, il secondogenito, si troverà a ricoprire questo ruolo per lui troppo pesante.

Una serie di scelte sbagliate condurranno al declino di Casa Florio e ad una disfatta totale, ma nelle ultime pagine capiremo che nonostante tutto quel nome resterà indelebile nella storia e nei ricordi di tutta Palermo e dell’Italia intera.

Sono uomini deboli quelli che ci presenta l’autrice in queste pagine, uomini ben lontani dai loro padri e nonni, uomini che non sanno più cos’è l’onore, la fedeltà e la famiglia.

Chi invece lo sa e continua a portare avanti a testa alta questo nome con onore fino alla fine, sono le donne, anche se acquisite.

Giovanna prima e Franca poi, sono forse i personaggi più belli in assoluto di queste pagine e delle precedenti.

Di Donna Franca mi sono letteralmente innamorata. Una donna che si sposa con slancio e amore con Ignazio Florio, sa che portare quel nome non sarà facile, ma l’amore, è convinta, vincerà ogni cosa.

Quando arriva ragazzina in casa Florio ha difficoltà addirittura a mangiare, è chiusa, introversa, timida, ha paura di tutto e tutti, non si piace e non si cura abbastanza. Ma grazie all’amore della sua balia, donna Ciccia, e della supervisione severa di Donna Giovanna, Franca fiorirà, diventerà una donna affascinante, tutta Palermo e tutta la Sicilia la ammireranno.

Saprà affrontare a testa alta ogni pettegolezzo, porterà avanti con orgoglio quel nome così pesante a discapito di tutto e tutti, anche della sua stessa felicità.

La vita non sarà generosa con Donna Franca ma lei saprà tenerle testa fino alla fine con i suoi splendidi occhi verdi e le sue immancabili perle.

Vedremo scorrere anni importanti per l’Italia perché la vicenda si dipana dal 1868 al 1950, incontreremo quindi Re, uomini politici importanti e purtroppo anche le guerre.

C’è un passaggio finale che mi ha commosso molto e che mi ha ricordato un altro grande personaggio che ho amato tanto, Stoner.

All’amico morente Ignazio dice:

-      “E adesso, alla fine, cosa ci è rimasto, curò?”

-      “Perché? Deve per forza rimanere qualcosa? Abbiamo vissuto bene, Ignà. Non siamo stati a guardare, ci siamo presi la vita a forza e ce la siamo goduta senza pensarci troppo. Arrivo davanti alla morte senza rimpianti… La vita abbiamo avuto, Ignà. Abbiamo sognato in grande, siamo stati liberi, e comunque abbiamo sempre difeso ciò che davvero contava per noi, curò. Non il denaro, non il potere e neanche il nome. La dignità”.

Mi ha ricordato le bellissime ultime battute di Stoner che si interrogava proprio sul senso della vita e di cosa ci lasciamo alle spalle.

Ringrazio Stefania Auci per aver riportato a galla questa storia e questa famiglia e averlo fatto con una cura, una dedizione, una delicatezza e un uso superlativo delle parole, unico. Capirete quanto lavoro c’è dietro nella parte finale del libro dove ci sono i ringraziamenti e le fonti a cui l’autrice ha attinto. Sei anni di lavoro.

Grazie dal più profondo del cuore.

Una delle tante frasi bellissime:

“La vera maledizione della felicità è non rendersi conto di quando la stai vivendo. Nel momento in cui ti accorgi di essere stato felice, non ti resta che l’eco.”

5. lug, 2021

Voto: 4 stelline e ½ / su 5

Molti, come me, forse conoscono il film con un titolo un po’ diverso (pomodori verdi fritti alla fermata del treno) in realtà, leggendo il libro, capirete che è molto più adatto questo visto che tutto ruota attorno a questo bar.

Ho trovato questo romanzo in una cantina, insieme ad altri libri un po’ dimenticati e impolverati, ho ricordato subito il film e l’ho salvato dall’oblio.

È un libro meraviglioso! Se non lo avete mai letto ve lo consiglio.

Scritto magistralmente, con personaggi toccanti e bellissimi a cui vi affezionerete con facilità. Gli intrecci e i salti temporali non creano mai confusione ma ci accompagnano per mano a svelare dolcemente tutta la trama.

Una storia d’amicizia? D’amore? Non ve lo so dire, e credo che sia stato lasciato vago proprio appositamente.

La storia che coinvolge Ia temeraria e maschiaccio Idgie e la dolce e bellissima Ruth è di amore totale, storia di amicizia o altro poco importa. Idgie fin da ragazzina, appena conosce Ruth sente per lei un bene e un amore infinito e la sua unica preoccupazione e obiettivo nella vita sarà quello di proteggerla sempre contro tutto e tutti.

Ma a questa bellissima storia, ambienta dagli anni ’30 in avanti, si alterna un’altra bellissima storia di amicizia ambienta negli anni ’80.

È quella tra l’infelice e complessata Evelyn e l’adorabile signora Ninny, ospite di una casa di riposo dove si trova anche la suocera di Evelyn.

Le due donne si conoscono e nasce una grande simpatia, Ninny è una donna solare e piena di vitalità nonostante la sua veneranda età.

Evelyn invece è una donna di circa cinquant’anni con i primi sintomi di menopausa che non sa riconoscere, non si ama e non ha stima di sé, trova la sua vita piatta e triste, e si sente brutta e grassa.

Ma l’amicizia con la simpatica Ninny la farà rinascere a nuova vita.

Ninny con cui la vita non è stata per nulla dolce, Ninny che ha sofferto tanto nella sua vita, eppure la sofferenza ha reso solo il suo sorriso ancora più splendente.

Ed è proprio attraverso il racconto della sua vita e della storia avvincente tra Idgie e Ruth farà comprendere ad Evelyn che noi donne nascondiamo una forza che nessuno può distruggere, basta solo scoprirla e imparare ad usarla.

Un libro commovente, divertente, toccante, pieno di quei sentimenti forti e vivi che oggi forse, facciamo un po’ fatica a ritrovare, eppure ne abbiamo così tanto bisogno.

Leggetelo e lasciatevi trasportare in questa storia d’amore senza confini e senza pregiudizi.

Una frase bella del libro:

“Quelli che soffrono davvero non lo dicono mai”.

 

28. giu, 2021

Voto: 2 stelline su 5

Non avevo mai letto nulla di Sepulveda, a parte la famosissima gabbianella e il gatto da bambina, quindi mi sono avvicinata a questo romanzo con grande curiosità e aspettative, forse troppe.

La storia dal retro della copertina pare avvincente, tre amici si danno appuntamento in un magazzino, a convocarli è l’anarchico Pedro Nolasco, detto L’Ombra, per compiere insieme un’ultima azione rivoluzionaria. Ma i tre amici attendono invano l’arrivo del loro leader che morirà nel tragitto in circostanze a dir poco surreali, ucciso da un giradischi volato da una finestra durante il litigio di due coniugi.

Devo dire che l’inizio mi era piaciuto molto, la morte rocambolesca di questo personaggio è esilarante, ma poi mi sono completamente smarrita tra salti temporali, punti di vista in continuo mutamento e innumerevoli personaggi. Ho completamente perso il filo del discorso e credo ci siano molti punti trattati un po’ troppo frettolosamente, come se avesse urgenza di concludere il libro.

Non me lo sono gustata, ho faticato molto a finirlo ed è rimasta solo una grande delusione. L’ho trovato dispersivo e a tratti anche molto noioso. Sicuramente ci sono altri suoi romanzi che meritano di più.

Peccato perché l’idea di base c’è ed è anche molto divertente.

Se lo avete letto ditemi cosa ne pensate. Sono curiosa di avere altri pareri. 

21. giu, 2021

Voto: 4 stelline / su 5 

Catozzella ci racconta la storia di Amal, che nasce su una piccola isola dove imperversa sempre la guerra tra Esercito Regolare e Neri.

Amal è un servo figlio di servi pescatori ed il suo migliore amico invece è Ahmed, figlio del signore del villaggio.

Quando si è bambini le differenze sociali non pesano ma da adulti i due giovani si troveranno a combattere uno contro l’altro.

Diversi misteri avvolgono la vita di Amal ma tutto verrà svelato nel bellissimo e commovente finale.

È un romanzo di formazione perché seguiamo lo sviluppo del protagonista da bambino fino a diventare uomo e padre. 

La vita non sarà facile per il piccolo Amal, si troverà ad affrontare situazioni davvero difficili fin da bambini quando, giocando, per colpa di una mina esplosa gli verrà trapiantato un cuore nuovo di una bambina bianca.

Ma affronterà ogni avversità con coraggio e determinazione fino al raggiungimento di un grande futuro come il titolo del libro.

Anche in questo romanzo l’autore mette tutta la sua sensibilità su temi importanti, quali la guerra che coinvolge troppo spesso anche i bambini e ne fa vittime e prova a trasformarli anche in carnefici, e poi l’importanza della famiglia, l’amore e l’amicizia.

Un libro commovente che fa molto riflettere con il suo stile impeccabile, semplice ma che arriva sempre dritto al cuore.

Una frase bella del libro:

“Il dolore è privato, se condiviso infiacchisce. Portavo la guerra nel petto: quel dolore privato, nel cuore del mio cuore, rimase per sempre il mio segreto.”