22. set, 2022

SUITE FRANCESE di Irene Nemirovsky (garzanti editore – 412 pg)

Voto: ⭐️⭐️⭐️⭐️/ su 5

Una sera ricevo un messaggio da mia cugina Annalisa con la foto di questo libro e la scritta: “Capolavoro!”.

Io e lei non abbiamo esattamente gli stessi gusti ma le concedo sempre il beneficio del dubbio perché fu lei a farmi leggere quello che, a tutt’oggi, rimane uno dei miei libri preferiti, ossia Stoner di John Williams.

Quindi quando grida al capolavoro alzo le antenne, anche perché ormai so che un po’ conosce i miei gusti.

Mi ero anche ripromessa però di non acquistare più libri per un po’ perché la pila di quelli da leggere in camera da letto è diventata più alta di me, ci vuole poco lo so… ma inizia a vacillare.

Ma come ogni buon lettore che si rispetti, non ho mantenuto la parola appena ho trovato l’edizione Garzanti a soli 6 euro, e senza nemmeno rispettare un minimo di diritto di precedenza degli altri libri in attesa, l’ho iniziato subito.

Il romanzo è diviso in due parti: “Tempesta di giugno” e “Dolce”.

Dovevano essere cinque ma l’autrice, deportata durante la seconda guerra mondiale, non riuscirà a concludere la sua opera e morirà un mese dopo la sua cattura.

Solo nel 1992 la figlia troverà il coraggio di trascrivere l’ultimo manoscritto di sua madre che verrà pubblicato solo nel 2004.

La prima parte è un po’ faticosa da seguire ma solamente perché è pienissima di personaggi e di avvenimenti. Narra la disfatta della Francia nel giugno del 1940, un vortice di umanità riempie queste pagine che riescono anche a strapparci qualche sorrise tra alcune vicende surreali che ci vengono narrate.

La seconda parte invece, “Dolce”, rappresenta proprio la lentezza dei giorni e dei sentimenti che possono nascere a dispetto di tutto.

In amore non esistono nemici, se due anime si incontrano non ha importanza da che parte stai.

L’autrice ci lascia un grande insegnamento in queste pagine commoventi. Lei che la guerra l’ha vissuta, l’ha subita e ne è stata vittima insieme a tutta la sua famiglia, non prova né odio né rancore per quegli uomini che stanno dall’altra parte della barricata.

Eseguono solo gli ordini, ci dirà attraverso le parole di Bruno, il soldato tedesco di cui Lucille (francese) non riuscirà a non innamorarsi di un amore puro e meraviglioso ma allo stesso tempo doloroso e spietato come è la vita e la guerra.

Scritto magistralmente ha un modo di descrivere i paesaggi, le situazioni e le persone che inevitabilmente vi sembrerà di essere lì con loro.

L’umanità della Nemirovsky nel descrivere la guerra senza provare odio per chi le ha strappato la vita mi ha ricordato tantissimo quelle madri ucraine viste al telegiornale che davanti a quei giovanissimi soldati russi in lacrime dopo la cattura hanno offerto loro una tazza di latte.

E allora quando leggi un libro così e assisti a queste scene in tv capisci che forse un barlume di speranza per l’umanità ancora esiste.

Grazie all’autrice e a sua figlia per questo dono prezioso racchiuso in queste pagine e da parte mia anche un grazie speciale a mia cugina che me le ha fatte scoprire.

NON PERDETELO!

Una frase bella del libro:

“Si sentiva incatenata, imprigionata, solidale con quel paese prigioniero che sospirava in segreto e sognava. Lasciò che passasse quella notte vana.”