8. nov, 2021

IN TEMPO DI GUERRA di Concita De Gregorio (Einaudi editore – 2019 / 165 pg)

Voto: 4 stelline / su 5

Come dico spesso, i libri arrivano al momento giusto, sono loro che trovano noi. Questo mi è stato regalato, non lo conoscevo e, pur stimando molto l’autrice/giornalista, non avevo mai letto un suo libro.

Un testo importante che dovrebbero leggere tutti per capire un po’ di più cosa pensa e come vive la mia generazione, e quella un po’ più giovane di me.

Concita prende spunto da una lettera ricevuta, appunto da un ragazzo di trent’anni, che gli chiede una settimana di tempo per raccontargli la sua storia. Lei accetta e inizia uno scambio di mail e lettere.

Nel romanzo troviamo stralci di diario di quando Marco (il protagonista) ha dodici anni, ancora pieno di speranze e sogni ma già con dei bei punti di domanda ben definiti, poi ci sono le mail che si scambia con la sorella Anna, con il nonno (figlio di partigiano), con suo padre e sua madre che sono stati risucchiati nel vortice dei Testimoni di Geova e con la dolcissima nonna.

Pagine e storie commoventi che piano piano ci svelano una realtà che purtroppo, quelli della mia generazione e quella successiva, conoscono molto bene. Una situazione di instabilità emotiva e non solo.

I nostri padri e i nostri nonni hanno vissuto la guerra ma anche un grande cambiamento, con la possibilità di lavorare, guadagnare, crescere, fare progetti e soprattutto di sognare.

Alla nostra generazione oggi tutto questo è stato tolto, non c’è meritocrazia nel lavoro, gli stage, inseriti inizialmente come opportunità, sono diventati un’arma a doppio taglio, dallo stage non si esce più, te lo continuano a riproporre anche se hai quarant’anni e hai già esperienza.

Nel mondo di oggi sembra che, chi ti offre un lavoro, ti stia facendo un favore, devi ringraziarlo se ti fa lavorare 10 ore al giorno per 1000 euro al mese, e a volte anche meno. Ci si meraviglia che, dopo il lockdown, molti ragazzi abbiano lasciato il lavoro, qualcuno per provare a mettersi in proprio, qualcuno per ricominciare a studiare e cercare di potersi rivendere al meglio, magari all’estero, qualcuno per avere più tempo per sé.

È un urlo di rabbia questo romanzo, seppur scritto con una delicatezza e una leggerezza unici. Ma il grido si sente forte e chiaro. Il grido di chi ha gli attacchi di panico perché non sa che cosa fare nella vita, perché sa che in pensione non ci andrà mai se non si può permettere di farsene una integrativa da solo, persino il pianeta urla pietà. Di chi è oggi la colpa di tutto questo? Di chi ci governa? Della società? Dei grandi vecchi e potenti che hanno guidato questo paese e continuano a farlo, stretti con le unghie e con i denti alle loro poltroncine badando solo al proprio tornaconto?

So solo che la mia generazione è stanca, stanca di essere umiliata a lavoro e mai valorizzata, stanca di fare stage inutili dove non c’è alcun tipo di formazione ma solo perdita di tempo e sfruttamento.

Ci si meraviglia che la nostra generazione faccia pochi figli e resti a casa con i genitori fino a trentacinque anni, ma non ci si chiede il perché? O lo fanno in pochi. Concita De Gregorio lo fa, lo ha fatto con questo libro e non solo.

Bisognerebbe imparare a VALORIZZARE e RISPETTARE le persone ed anche il pianeta e non solo a sfruttare, perché il pianeta muore e le persone se ne vanno.

Non posso che essere grata a questo libro per le riflessioni che mi ha spinto a fare e perché mi ha fatto sentire un po’ meno sola.

Vi saluto con un bellissimo pensiero di questo romanzo:

“Tutto quello che ti serve per diventare la persona che sei è sempre già dentro di te, da qualche parte nascosto. La parola – libera dall’ipocrisia del decoro, dal giogo del dovere, dal timore della sanzione – è la cura. Sempre. Di tutto.”