20. set, 2021

IL GRANDE ME di Anna Giurickovic Dato (Fazi Editore 2020 / 228 pg)

Voto: 3 stelline / su 5

Ho scelto di leggere questo libro perché né ho sentito molto parlare e mi è piaciuta molto la copertina, questo disegno di questa donna di spalle con un caschetto mosso, tipo il mio dopo che il parrucchiere ha fatto di testa sua come al solito… E poi il titolo, che richiama il padre senza però nominarlo.

La voce narrante è di Carla, figlia di Simone e sorella di Laura e Mario.

I quattro si ritroveranno in una convivenza forzata a Milano per accudire Simone, malato terminale di cancro.

Il loro padre, dopo aver lasciato la madre, si è trasferito al Nord, mentre loro sono rimasti a Roma. La lontananza non ha aiutato i rapporti ma ora tutti e quattro sentono il tempo che sfugge, sono gli ultimi momenti che possono trascorrere insieme e scelgono di lasciarsi i rancori alle spalle.

Simone ha anche un segreto che svelerà e poi ritratterà.

Un segreto che fino alla fine faremo fatica a capire se sia reale o frutto del delirio dovuto ai cocktails di medicine.

Questo romanzo è un urlo di dolore, non conosco la vita dell’autrice ma sembra quasi autobiografico talmente è descritto bene il male che prova a dover lasciar andare il suo papà.

Un dolore che prima o poi tutti proviamo, chi prima, chi dopo, chi in modo violento, chi lentamente, chi serenamente, ma arriva per tutti.

Non è difficile quindi immedesimarsi nel dolore di Carla, entrare in empatia con lei, capirne la sofferenza quando vede il padre che piano piano si consuma e non poter fare nulla se non vivere nel passato e nei ricordi.

Bellissimi anche i passaggi dove sente di aver bisogno di aria, di vita e una sera si veste bella e scappa via, va a fare l’amore con il primo che gli capita, pur di sentirsi viva.

Eppure, non basta, anzi si sentirà ancora più in bilico e immersa in un dolore che non passa, un dolore a cui non puoi sfuggire, un dolore che Carla sceglierà, coraggiosamente, di mettere nero su bianco, donandoci un romanzo forte, straziante, ma vero.

Uno stile fluido quello di questa giovanissima autrice catanese (a dispetto del nome) di soli trentadue anni al suo secondo romanzo.

Il segreto che viene introdotto all’inizio e poi svelato solo alla fine in realtà appare solo come un escamotage per tenere il lettore incollato alle pagine fino alla fine, ma a mio parere non ce n’era bisogno.

Bastava anche solo il racconto di Carla e il suo ultimo viaggio negli occhi di suo padre.

Una frase bella del libro:

“Vorrei poter fotografare il mio dolore in modo che ci crediate tutti: quanto è profondo, quanto è enorme, quanto non ha rimedio (è per questo che lo nascondo) […] mai, neanche con la più evoluta empatia, potrete comprenderlo davvero.”