19. lug, 2021

LA FELICITA’ DEL CACTUS di Sarah Haywood (ed. Feltrinelli 2018 - 360 pg)

Voto: 2 stelline / su 5

Credo di aver scelto di leggere questo libro proprio perché immaginavo fosse un libro leggero e con poche pretese. Dopo la saga dei Florio sapevo che, chi sarebbe venuto dopo, avrebbe avuto il peso del paragone. Dopo il modo soave della Auci nel raccontare le sue storie ogni altra narrazione sarebbe sembrata banale.

Avevo questo libro che mi hanno regalato, un libro così colorato… e mi sono detta che forse era arrivato il suo momento.

Sarà un libro divertente, pensavo.

Mai fidarsi delle apparenze... è stato una vera delusione, un libro noioso e scontato, con un finto lieto fine e nemmeno divertente.

Ma partiamo dalla trama:

Susan è una ragazza tutta di un pezzo, che sa esattamente ciò che vuole e nulla può scalfire le sue ottuse convinzioni.

Il libro si apre con la telefonata di suo fratello che l’avvisa della morte della loro mamma. Susan apprende la notizia senza moltissimo pathos, mentre ne avrà molto di più quando scoprirà che sua madre ha lasciato l’uso frutto della casa al fratello finché lui vorrà. Susan va su tutte le furie per questa eredità mancata e decidi di dimostrare che sua madre non era capace di intendere e volere quando ha stilato il testamento e inizierà una battaglia legale contro il fratello.

A tutto questo fa da contorno il fatto che Susan è incinta di un uomo di cui non le importa nulla e con cui ha un rapporto “occasionale” da dodici anni.

Nella ricerca della verità sulla presunta debolezza mentale della madre verranno fuori verità ben più scomode ed amare per la povera Susan, che però visto che non ci sta nemmeno tanto simpatica, non ci dispiaceranno poi tanto.

Accanto a lei poi una serie di personaggi improbabili e mal sviluppati, come Rob, amico di suo fratello Edward e la vicina di casa Kate sola a crescere due figli piccoli, stereotipo della donna abbandonata dal marito.

L’autrice ha avuto l’abilità di creare una protagonista odiosa che non riuscirà a starci simpatica nemmeno nel finale forzatissimo a lieto fine dove lei magicamente, nelle ultime dieci pagine, si redime su tutto.

Un personaggio arido e senza un briciolo di cuore che usa lo scrigno delle ceneri della madre come poggia piedi.

Anche gli altri personaggi sono davvero scontati e privi di una vera personalità, banali e piatti.

Lo stile poi è semplice e non si trova una frase bella da sottolineare nemmeno a pagarla.

Quindi se volete un consiglio... non perdete tempo con questo romanzo.