13. lug, 2021

L’INVERNO DEI LEONI – LA SAGA DEI FLORIO II di Stefania Auci (edizioni Nord 2021 – 670 pg)

Voto: 5 stelline su 5

Quante volte vi è capitato di leggere il seguito di un libro e di apprezzarlo ancora più del primo?

Raro… eppure mi è capitato con questo libro.

Mi era piaciuto moltissimo la storia dei Florio nei Leoni di Sicilia, la loro ascesa, la loro fortuna, le loro crescite personali e sociali.

Ma in questa seconda parte c’è qualcosa di più. Ci sono gli uomini e le donne con le loro debolezze, con le loro insicurezze, tentazioni e fragilità.

Il secondo capitolo si apre con Ignazio e Giovanna e i loro tre figli, Vincenzo, Ignazio e Giulia ancora piccoli. La famiglia Florio è ancora una famiglia forte e rispettata e Ignazio porta avanti con onore quel nome e riesce a fare crescere la sua casata ancora di più.

Ma chi ci sarà dopo di lui non avrà altrettanta forza.

Ignazio, il secondogenito, si troverà a ricoprire questo ruolo per lui troppo pesante.

Una serie di scelte sbagliate condurranno al declino di Casa Florio e ad una disfatta totale, ma nelle ultime pagine capiremo che nonostante tutto quel nome resterà indelebile nella storia e nei ricordi di tutta Palermo e dell’Italia intera.

Sono uomini deboli quelli che ci presenta l’autrice in queste pagine, uomini ben lontani dai loro padri e nonni, uomini che non sanno più cos’è l’onore, la fedeltà e la famiglia.

Chi invece lo sa e continua a portare avanti a testa alta questo nome con onore fino alla fine, sono le donne, anche se acquisite.

Giovanna prima e Franca poi, sono forse i personaggi più belli in assoluto di queste pagine e delle precedenti.

Di Donna Franca mi sono letteralmente innamorata. Una donna che si sposa con slancio e amore con Ignazio Florio, sa che portare quel nome non sarà facile, ma l’amore, è convinta, vincerà ogni cosa.

Quando arriva ragazzina in casa Florio ha difficoltà addirittura a mangiare, è chiusa, introversa, timida, ha paura di tutto e tutti, non si piace e non si cura abbastanza. Ma grazie all’amore della sua balia, donna Ciccia, e della supervisione severa di Donna Giovanna, Franca fiorirà, diventerà una donna affascinante, tutta Palermo e tutta la Sicilia la ammireranno.

Saprà affrontare a testa alta ogni pettegolezzo, porterà avanti con orgoglio quel nome così pesante a discapito di tutto e tutti, anche della sua stessa felicità.

La vita non sarà generosa con Donna Franca ma lei saprà tenerle testa fino alla fine con i suoi splendidi occhi verdi e le sue immancabili perle.

Vedremo scorrere anni importanti per l’Italia perché la vicenda si dipana dal 1868 al 1950, incontreremo quindi Re, uomini politici importanti e purtroppo anche le guerre.

C’è un passaggio finale che mi ha commosso molto e che mi ha ricordato un altro grande personaggio che ho amato tanto, Stoner.

All’amico morente Ignazio dice:

-      “E adesso, alla fine, cosa ci è rimasto, curò?”

-      “Perché? Deve per forza rimanere qualcosa? Abbiamo vissuto bene, Ignà. Non siamo stati a guardare, ci siamo presi la vita a forza e ce la siamo goduta senza pensarci troppo. Arrivo davanti alla morte senza rimpianti… La vita abbiamo avuto, Ignà. Abbiamo sognato in grande, siamo stati liberi, e comunque abbiamo sempre difeso ciò che davvero contava per noi, curò. Non il denaro, non il potere e neanche il nome. La dignità”.

Mi ha ricordato le bellissime ultime battute di Stoner che si interrogava proprio sul senso della vita e di cosa ci lasciamo alle spalle.

Ringrazio Stefania Auci per aver riportato a galla questa storia e questa famiglia e averlo fatto con una cura, una dedizione, una delicatezza e un uso superlativo delle parole, unico. Capirete quanto lavoro c’è dietro nella parte finale del libro dove ci sono i ringraziamenti e le fonti a cui l’autrice ha attinto. Sei anni di lavoro.

Grazie dal più profondo del cuore.

Una delle tante frasi bellissime:

“La vera maledizione della felicità è non rendersi conto di quando la stai vivendo. Nel momento in cui ti accorgi di essere stato felice, non ti resta che l’eco.”