29. mar, 2021

LA BIBLIOTECA DI PARIGI di Janet Skeslien Charles (ed. Garzanti 400pg)

Voto: 4 stelle su/ 5

Questo libro mi è piaciuto davvero molto, anche lui scelto leggendo la rivista Il Libraio, ma questa volta non mi ha delusa.

I racconti che si intrecciano sono due, uno è di Odile ed inizia nel 1939 a Parigi e l’altro è di Lily, ambientato nel 1983 a Froid nel Montana.

Quando le incontriamo per la prima volta sono entrambe ragazzine.

Odile ha una bella famiglia, un fratello gemello e il suo sogno è lavorare in una Biblioteca.

Lily è più piccola, anche lei ha una bella famiglia, ama i libri e il francese che le insegnerà la sua vicina di casa.

Le vite delle due giovani donne viaggiano su un binario parallelo che finirà per incontrarsi.

La storia di Odile è molto bella, siamo poco prima della seconda guerra mondiale, i giovani non hanno ricordi della prima guerra ma i genitori e i nonni ancora ne portano le cicatrici, nessuno ancora immaginava cosa stava per accadere.

Odile realizza il suo sogno ed entra a lavorare nell’American Library, le persone che incontrerà ma soprattutto i tanti libri che leggerà la faranno crescere molto in fretta e la guideranno nelle sue scelte da adulta.

Le vite delle due giovani donne (lily e Odile) come dicevo si incontreranno perché la vicina di casa francese di Lily è appunto la ormai anziana e sola Odile che trasferirà alla ragazza, ancora con tanta vita davanti a sé, ciò che dalla vita e dalla guerra ha imparato a sue spese, trasferendo le nozioni più belle e importanti che nessuna scuola può farti imparare.

Con Odile attraversiamo le barbarie di quegli anni, su gli ebrei, sulle donne che si innamoravano del nemico e poi la barbaria della guerra in generale che ti strappa gli affetti più profondi.

Ogni personaggio è delineato in modo meraviglioso e viviamo con le due protagoniste ogni passo e ogni lacrima, ogni gioia e ogni dolore, ogni successo e insuccesso.

Ma l’insegnamento più grande che Odile lascerà alla piccola Lily è di non serbare rancore né gelosia per nessuno e di stare attenta alle parole perché feriscono più di un pugnale e a volte non puoi più tornare indietro.

L’autrice in una nota finale ci dice: “Tutti commettiamo degli errori, ma il modo in cui ci assumiamo la responsabilità delle nostre parole e delle nostre azioni rivela chi siamo davvero”.

Alla fine del romanzo ho scoperto poi essere gran parte una storia vera, poiché l’autrice nel 2010 ha lavorato davvero all’American Library e lì ha avuto modo di conoscere la storia e i personaggi che ci ha regalato in queste splendide pagine. Una libreria fatta di uomini e donne coraggiosi che non si sono arresi nemmeno davanti alla guerra e che sono rimasti sempre aperti per dare un supporto all’anima delle persone durante un momento così buio oppure facendo consegne a domicilio negli ospedali per i militari feriti o di nascosto nelle case degli ebrei. Non vi ricorda qualcosa? Nulla di paragonabile alla nostra situazione odierna di pandemia che non è certo una guerra, ma ci ricorda quanto i libri siano importanti sempre, quanta consolazione possano portare con se e quanti insegnamenti. Leggere, come dice sempre l’autrice, ci insegna ad essere empatici, entrare nelle vite di tante persone ci fa vivere tante vite e tanti sentimenti diversi che non sapevamo nemmeno di poter provare.

Una frase bella del libro:

“Il dolore è un mare fatto con le tue lacrime. Onde salate coprono gli abissi scuri dove devi nuotare al tuo ritmo. Ci vuole tempo per aumentare la resistenza. Alcuni giorni le mie braccia fendevano l’acqua e io sentivo che le cose si sarebbero sistemate, che la riva non era troppo distante. Poi un ricordo, un momento mi facevano quasi annegare e ricominciavo da capo, lottando per restare a galla, esausta, annegando nel mio stesso dolore.”