15. mar, 2021

L’AMORE IN CASO DI EMERGENZA di Daniela Krien (284 pg – ed. Narratori Corbaccio)

Voto: 3 stelline su / 5

Un libro che ho scelto sfogliando la bellissima rivista “Il libraio” che viene data in omaggio in molte librerie o trovate on line. Ne parlava così bene che mi ha incuriosito, come mi ha incuriosito il titolo, la bellissima copertina (una donna su un trampolino che guarda in giù e sembra preoccupata) e la piccola descrizione che recita “Cinque donne alla ricerca dell’impossibile: amare, essere forti, rimanere fedeli a sé stesse.”  Da amante quale sono dei libri con protagoniste donne in rinascita non potevo non leggerlo, pensando fosse questo l’argomento.

Il libro è diviso in cinque racconti, ognuno di una donna diversa che in qualche modo tocca la vita della altre ma ogni storia è a sé.

Il primo racconto o meglio la prima donna, Paula, mi è piaciuta molto.

Una donna che si ritrova a doversi ricostruire completamente dopo la fine del suo matrimonio e la perdita della sua seconda figlia di appena otto mesi. Paula ci racconta di una ferita profonda che mai nessuna donna e nessun uomo vorrebbe provare, ma ci racconta anche il coraggio di dover andare avanti e a piccoli passi e con un nuovo amore, che comprenda completamente il suo dolore e che non le chiederà nulla, se non semplicemente di starle accanto giorno dopo giorno e tenerle la mano, piano piano Paula rinascerà, con una cicatrice profonda ma più forte che mai.

Ma… c’è un ma … dopo questo primo bellissimo racconto, che mi aveva entusiasmato, il romanzo perde spessore, perdono spessore le donne che arrivano dopo, forse Paula era meglio tenerla per la fine perché le altre donne non reggono il confronto.

Si susseguono storie non più così interessanti e soprattutto donne non forti come Paula.

Judith è una donna in carriera ma sola, non riesce a trovare un uomo che le stia accanto o meglio, non come lo vuole lei, non riesce a riconoscerlo quando lo trova. Sceglie i suoi amanti sui social come se fosse un catalogo, li prova e poi li scarta. Ogni tanto resta in cinta e scarta anche quell’ “incidente di percorso”. Felice? No, non direi.

Una storia che lascia molto amaro in bocca, la solitudine di una donna che non è mai soddisfatta di quello che ha e continua a cercare qualcosa ma senza sapere cosa.

Brida, terzo capitolo, altra donna che ci fa salire un po’ di ansia, altro stereotipo. Brida è una scrittrice molto concentrata sul suo lavoro, incontra poi un uomo, decide che deve essere suo anche se lui è sposato con un’altra (Malika che incontriamo nel quarto racconto), partorisce due figlie e poi inizia a lamentarsi perché non ha più tempo da dedicare al suo lavoro, finché il marito si stufa, la lascia per un’altra e lei si dispera e lo vuole di nuovo. Brida Brida… ma non potevi goderti quello che così abilmente hai sottratto a Malika? Non ne esce vincitrice Brida, né come storia né per simpatia.

Malika è la più vittima di tutte, messa da parte da piccola dai genitori a discapito di una sorellina più piccola (Jorinde che incontriamo nell’ultimo capitolo), grossi problemi di obesità, quando finalmente trova un uomo che la ama davvero non riesce ad avere figlie e lo perde (ricordiamo grazie a Brida che invece ne sforna due e poi si lamenta che non ha più tempo per sé).

E poi dulcis in fundo … Jorinde che di figli ne sforna addirittura tre, ma l’ultimo non è del marito e siccome conta più la sua carriera da attrice che i suoi pargoli decide di lasciare il marito e andare a vivere con la sorella Malika che avrà il compito di fare da tata e da madre surrogata.

Dunque, a parte Paula, le altre donne sembrano non avere speranza, tutte vittime di loro stesse, non c’è rivincita alcuna, non c’è capacità di scelta e di decidere davvero ciò che si vuole nella vita.

Mi è sembrato un libro davvero avvilente. Forse non ho recepito io il messaggio ma a me è parsa una catastrofe dopo l’altra. Davvero Daniela Krien, l’autrice, pensa che non si possa coniugare famiglia e carriera? Che una coppia non possa trovare un suo equilibrio e una sua serenità anche se non riesce ad avere figli? Io non lo credo e non lo voglio credere, forse sarò ingenua ma voglio ancora sperare nel vero amore, quello che vince ogni difficoltà e credere nella realizzazione di una donna con o senza un uomo accanto e con o senza figli.

Lo stile è comunque scorrevole e piacevole, si fa leggere, ma i contenuti, a parte Paula, non mi hanno convinta per nulla. Però credo sarebbe un libro perfetto per un gruppo di lettura perché ha molti argomenti su cui poter discutere ampiamente.

Una frase bella del libro:

"Quella notte andarono a letto insieme. Wenzel non fece nulla che Paula non conoscesse già, ma c’era qualcosa di diverso in questo amore. Era simile a una musica complessa – dopo il primo ascolto affioravano suoni differenti, più raffinati, la bellezza risuonava anche nelle note più lievi e persino nelle pause. Quando aprì gli occhi il mattino seguente, Wenzel era sempre con lei.”