22. feb, 2021

FINCHE’ IL CAFFE’ E’ CALDO di Toshikazu Kawaguchi (177 pg edito da Garzanti)

Voto: 3 ½ stelline su 5

Come sono arrivata a questo libro? Non lo so nemmeno io, forse mi ha attratto la copertina, il titolo, mi ha ricordato i piccoli locali giapponesi, la nostalgia ha fatto il resto.

Sono quattro racconti, tutti ambientati in un piccolo caffè senza finestre dove il tempo sembra non passare mai, tre orologi alle pareti con tre orari differenti. Pochi tavoli ma uno solo è speciale e ha poteri misteriosi.

La particolarità di questo tavolo e questa sedia? Ti fa viaggiare nel tempo, si può tornare nel passato o andare nel futuro ma… solo finchè il caffè è caldo, appena inizia a raffreddarsi bisogna berlo e finirlo altrimenti si rischia di finire imprigionati su quella sedia in quel locale nel momento prescelto, come la donna con l’abito bianco, un vero e proprio fantasma.

Come si fa a sedersi se c’è un fantasma, nemmeno tanto simpatico, che occupa quella sedia? Facile! Quando il fantasma si alza per andare in bagno. Perché i fantasmi vanno in bagno? Direte voi… Beh non facciamoci troppe domande.

I racconti sono tutti legati tra loro e tutti ambientanti all’interno del caffè, i personaggi si intrufolano e si spostano da un racconto all’altro.

Il primo “Gli innamorati” è forse il meno bello e coinvolgente.

Due fidanzati si ritrovano nel bar, lei è convinta che lui le chiederà di sposarla, invece lui le annuncia il suo trasferimento in America per lavoro. Lei resta senza parole e lui se ne va senza dare troppe spiegazioni. Così lei decide di tornare indietro nel tempo per avere ancora pochi minuti per strappargli una promessa. Ma una delle regole fondamentali del ritorno al passato è che il futuro non può essere cambiato.Il secondo racconto è uno dei più toccanti “Marito e moglie”.

Lui è malato di alzheimer e ha scritto una lettera a sua moglie, ma non ricorda più chi essa sia e dimentica di dargliela. Lei gli sta sempre accanto, lo segue, gli fa da infermiera.

Decide di tornare indietro nel tempo per avere quella famosa lettera. Difficile, quando si rivede una persona che non c’è più o che è molto cambiata, riuscire a staccarsene per ritornare alla realtà.

Ma la protagonista ha una grande forza e la lettera che conquisterà non cambierà il presente e la malattia del marito ma le darà la forza di continuare a stargli accanto.

Anche il terzo racconto “Le due sorelle” e il quarto “Madre e figlia” toccano temi e corde molto commoventi che non vi racconterò per non svelarvi troppo.

E’ un libro bello, dolce, delicato che ci fa sognare, chi non vorrebbe avere cinque minuti nel passato per riabbracciare quell’amico che non c’è più, per dire quella frase che non avete mai avuto il coraggio di dire, per guardare quegli occhi che tanto vi mancano?

E’ vero il futuro non si può cambiare ma se avessimo modo di sistemare anche solo una virgola del nostro passato magari riusciremmo a vivere con più serenità il presente, questo è il grande e bellissimo insegnamento che ci lascia questo libro.

Una frase bella del libro:

“Kazu è ancora convinta che, se vuole, la gente troverà sempre la forza di superare tutte le difficoltà che si presenteranno. Serve solo cuore. E se quella sedia ha il potere di cambiare il cuore delle persone, di sicuro un senso deve averlo.”