4. feb, 2021

BORGO SUD di Donatella Di Pietrantonio (pg 160 – einaudi editore)

Voto: 3 ½

Ero molto contenta quando ho saputo che Donatella Di Pietrantonio, l’autrice de L’Arminuta e Bella mia, romanzi che ho amato molto, stava per far uscire un nuovissimo romanzo.

Il suo stile mi piace molto, fluido, morbido, descrittivo, visivo.

Il libro nel complesso mi è piaciuto, anche se non a livello degli altri due perché ho trovato un po’ faticoso i continui salti temporali.

La storia principale è su due sorelle, a parlare è la più grande che ci racconta un po’ la storia del suo matrimonio e un po’ la storia della sorella Adriana.

Le due donne si distinguono già da subito, la prima più pacata, calma, che riesce a fare quello che, in apparenza, sembra un buon matrimonio, Adriana invece è una ribelle, una che non vuole stare alle regole, da ragazzina scappa con il pescatore Rafael e con lui fa anche un figlio, Vincenzo. I genitori, e soprattutto la madre, non la perdoneranno.

La madre arriverà al punto di maledirla, pentendosene solo sul letto di morte.

La vera protagonista in realtà, dopo le prime pagine, si capisce che è Adriana. Tutte le vicende ruotano intorno a lei, e anche la vita della sorella che non ha nemmeno un nome (o mi è sfuggito, ma l’ho ricercato ovunque, quindi credo proprio non lo abbia) alla fine ruoterà tutta intorno alla sua.

Una donna piena di vita Adriana che riuscirà a superare anche le vicende più dure.

Un altro romanzo sulla famiglia, sui legami forti che essa crea ma anche faticosi. L’amore richiede sacrificio.

Bellissime le ultime cinquanta pagine dove la narrazione sembra ritrovare il suo percorso lineare. Pagine intense che, per la minuziosità dei dettagli mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Senza spoilerare troppo, vi dirò solo che ci fa entrare in un ospedale e lo descrive in modo così dettagliato da sembrare vero. Leggendo poi una sua intervista ho scoperto che l’autrice era da poco uscita proprio da un brutto intervento e così mi è stata ancora più chiara la potenza di quelle ultime pagine, erano state vissute in prima persona.

 Una frase bella del libro:

"La memoria sceglie le sue carte dal mazzo, le scambia, a volte bara."