21. dic, 2020

TACCUINO DI UNA SBRONZA di Paolo Roversi (138 pg. Sem edizioni)

Voto: 4 stelline / su 5 

Sono arrivata a questo libro quasi per caso.

Quest’estate parlando con una conoscente è uscito fuori il nome di Paolo Roversi e subito ho avvertito quel senso di colpa che si impadronisce di me quando non conosco un autore.

E’ vero, non possiamo conoscere tutto e tutti, ma ogni volta che mi succede il mio orgoglio ne esce un po’ ferito.

Così per colmare questa ennesima lacuna ho iniziato a seguirlo su instagram per capire di che genere si occupasse.

Solitamente scrive libri gialli ma in quel momento stava pubblicizzando un libro che stava per essere rieditato, il titolo mi attirò subito “Taccuino di una sbronza”.

Ho scoperto solo leggendolo che il libro nasce nel 2006, poi ha visto una nuova versione nel 2014 e poi di nuovo ora nel 2020 per il centenario della nascita di Bukowski a cui il libro è interamente dedicato.

Questo, a differenza degli altri, non è un giallo ma è un libro divertentissimo ma anche pieno di riflessioni interessanti.

Bella la scelta della copertina, un’ insegna luminosa con scritto BAR sui toni del bianco/azzurro.

Il sottotitolo è “L’uomo che credeva di essere Bukowski” e qui mi si è aperto un altro mondo perché mi sono resa conto di non aver letto nulla di suo, altra grave mancanza a cui porrò rimedio.

La storia è surreale, due amici Carlo e Romeo, vanno in Irlanda per l’addio al celibato di Carlo il quale esagera nel bere tanto da andare in coma etilico. Quando si risveglierà sarà convinto di essere Bukowski e da qui partiranno una serie di situazioni bizzarre, divertenti ma anche su cui riflettere. Ci sarà più di uno scambio di ruoli, vero o fittizio difficile scoprirlo.

Nella postfazione Paolo Roversi cita una frase del Giovane Holden che io ho sempre sentito molto mia, perché è esattamente quello che mi capita alla fine di un bel libro, ossia egli sosteneva che “uno scrittore è qualcuno che quando hai appena finito di leggere il suo libro senti tuo amico e che vorresti chiamare al telefono tutte le volte che vuoi.

Ecco, è quello che ho fatto!

Appena ho chiuso il libro ho scritto a Paolo, così solo per dirgli quanto mi era piaciuto il suo libro e lui, devo dire, è stato molto carino nel rispondermi.

Consigliato? Si, assolutamente, sia se come me siete ignoranti su Bukowski, perché ve lo farà un po' scoprire, sicuramente si, se invece ne siete già degli estimatori, ma leggetelo anche se non lo amate, perché potrebbe farvi ricredere.

Una frase bella del libro:

“Ecco il problema di chi beve. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.”