27. nov, 2020

MANCARSI di Diego De Silva (88 pg – einaudi editore)

Voto: 4 stelline / su 5 

Avete mai scelto un libro dalla copertina? Io si, lo ammetto, mi capita di farmi trasportare dall’immagine. Avevo scelto di leggere questo libro anni fa quando in realtà ancora non sapevo chi fosse Diego De Silva. Poi l’ho dimenticato lì nella lista dei desideri.

Dopo un po’ mi sono imbattuta in un altro libro di De Silva “Mia suocera beve” non mi aveva entusiasmato ma il suo stile mi era piaciuto.

Durante poi il primo lockdown ho avuto modo di seguire un suo corso on line sulla scrittura e l’ho trovato una persona davvero affascinante, il modo di parlare, le parole che usava e quello che diceva, parlava con il cuore, forse anche con un po’ di timidezza.

Finalmente metto nel carrello quel famoso libro che stavo per dimenticare e rimango anche sorpresa dalla dimensione, è molto piccolo, nemmeno cento pagine, quasi un racconto. Eppure in queste poche righe, a dimostrazione che le storie per essere interessanti non debbano essere necessariamente kilometriche, si sviluppano due storie parallele di una delicatezza unica.

Due storie di amori falliti, quella di Irene con suo marito e quella di Nicola con sua moglie. Destini incrociati che forse troveranno un punto di incontro in un piccolo bar davanti ad una foto di Buster Keaton… e il resto è poesia.

De Silva ci fa entrare nella storia di Irene che prende la sua vita in pugno e con grande coraggio dice basta ad un matrimonio che non la fa più vibrare. Non vuole più andare avanti per inerzia, vuole guidare lei la sua vita e il suo destino. Vuole deludere ed essere delusa ma viva.

La storia di Nicola è un po’ diversa, anche lui intrappolato in un matrimonio che non ha più nulla da dargli, non sarà lui però a prendere una decisione ma lo farà il destino per lui. Sarà in grado di fare come Irene e prendere in mano le redini della sua vita? De Silva ci lascia un finale un po’ aperto ma io voglio credere di SI!

Due elementi molto toccanti all’interno del piccolo romanzo: una è un piccolo aneddoto vero che l’autore ci racconta sul grandissimo Walter Chiari e il secondo è un ricordo di sua nonna che, alla morte del marito, iniziò a dormire al suo posto per non sentire il vuoto accanto.

Sono frammenti, immagini che scaldano il cuore e da lettrice non posso che ringraziarlo per questi doni preziosi.

Una frase bella del libro:

“E fu allora, innamorandosi, che Irene scoprì di avere braccia forti, più forti di quanto avesse mai pensato.”