20. mag, 2020

MAGARI DOMANI RESTO di Lorenzo Marone (314 pg)

VOTO: 4 stelline

Che dire, Lorenzo Marone è uno di quegli autori che non mi delude mai.

Ho sempre timore a iniziare un altro suo libro perché, per la legge dei grandi numeri, nessuno è perfetto. Eppure fino ad ora nessuna delusione.

Questo romanzo del 2017 non fa eccezione, anzi, mi è piaciuto forse quanto o più del suo primo libro “La tentazione di essere felici”.

Marone ha una capacità enorme nella creazione dei personaggi, bellissimi, intensi.

Mi ha colpito questa volta la sua capacità di immedesimarsi in Luce, una ragazza che vive nei quartieri, una ragazza che nonostante un’infanzia non facile, continua a credere nei valori e nella famiglia, anche se finge di no.

Sotto la scorza dura Luce ha una dolcezza e una sensibilità che verrà fuori pagina dopo pagina e vi farà affezionare a lei come a tutti gli altri personaggi che le ruoteranno attorno.  Da Don Vincenzo, il vicino musicista sulla sedia a rotelle che sogna ancora di poter ballare con la sua amata Gisela perché tanto si sa, sognare non costa nulla.

A Carmen la napoletana verace con un figlio dolcissimo, Kevin, e un ex marito camorrista. E poi la nonna, la mamma e non per ultimo il cane Alleria.

Marone ci porta nei vicoli di Napoli, dove la vita non è sempre facile e allegra, ci fa sentire l’odore del mare, il canto dei gabbiani e l’odore delle fritture a prima mattina, i taralli con la sugna, la pasta al forno.

Insomma suoni e sapori che chi non li conosce facilmente li immagina ma a chi li conosce ed è lontano aprono cassetti di ricordi infiniti.

Forse anche per questo amo così tanto questo autore.

Nata a Milano da genitori napoletani ma con tutta la famiglia ancora li e le radici ben piantate, Marone mi riporta alla mia infanzia, ai pranzi dai nonni e le feste con i cugini. Mi riporta a quell’amore di famiglia antico. Rivedo con lui i colori di Napoli e si riapre sempre quella piccola nostalgia che mi fa venire voglia di correre giù al più presto, a riabbracciare i miei cari e a sentire quei suoni e quei profumi.

Questo libro forse per un pubblico non napoletano potrebbe essere un po’ più ostico, ci sono molti termini in dialetto ma che i personaggi ci spiegano pazientemente.

Il mio preferito, da sempre, è il termine SCHIZZICHEA che ci spiega l’autore “Vuol dire pioviggina, quella pioggerellina che non finisce mai, che ti sembra possa andare avanti per giorni. Non c’è il sole, ma nemmeno un temporale, è una via di mezzo, né bello, né brutto.”

Penso non ci sia nella lingua italiana un termine più bello e più intraducibile.

Luce è un’eroina dei nostri tempi, una ragazza giovane che affronta a muso duro la vita, senza paura. Dice di no a quello che non ritiene giusto, ha il coraggio di lasciare tutto ma anche il coraggio di restare.

Di frasi e pensieri belli il libro è pieno ma voglio concludere con un pensiero dal sapore antico, un detto popolare delle nonne, anche la mia:

Comme ven’, accussì c’ha pigliammo”.