30. giu, 2018

CANI NERI (di Ian McEwan – 180 pg)

Voto : 4

E’ il secondo libro di McEwan che leggo e questa volta ne sono rimasta stregata.

Il primo che ho letto  (Nel guscio) non mi aveva entusiasmata ma si capiva che la scrittura era fenomenale, non mi aveva colpito la trama .

Qui invece trama e scrittura sono eccezionali.

Il narratore è Jeremy, proprietario di una casa editrice, sposato con Jenny, Jeremy decide di raccontare la storia dei suoi suoceri, ormai separati da anni e lei, June, ormai costretta in una casa di riposo .

Ho trovato di una dolcezza straordinaria il modo in cui Jeremy riesce ad approcciarsi a questo racconto, a farsi narrare da June la vita con il marito (Bernard), il primo incontro, l’innamoramento e addirittura anche sulla prima volta che hanno fatto l’amore. June è una donna forte, combattiva e fervente comunista come il marito ma un episodio un giorno la cambia totalmente, un incontro in un bosco con 2 cani neri  feroci che la spaventano a morte. June pensa a questi 2 cani neri come a 2 entità spiritiche arrivate chissà perché a spaventarla e da li inizia ad essere molto più spirituale e si innervosisce sempre più per il distacco invece del marito che da sempre invece è un uomo molto concreto e con i piedi per terra che non crede a nulla se non a quello che vede.

Ma un giorno, più in là con l’età, quando June ormai non c’è più, anche Bernard si scontrerà con i suoi 2 cani neri questa volta però rappresentati da un gruppo di naziskin, e allora ripenserà a June e alla sua paura e al suo cambio di vita.

Bellissimo anche il doppio racconto delle storie, sentire prima la storia raccontata da June e poi da Bernard, le due campane.. quella razionale e quella emotiva e spirituale.

Si ha la sensazione di aver assistito ad una grande e infinita storia d’amore, perché l’amore forse è proprio fatto di differenze e di bianco e nero con attorno tutte le sfumature dell’arcobaleno.

Una frase bella del libro :

“Alla fine, il tempo è fuggito sul serio, ma i ricordi sono rimasti e ci accusano; perciò ancora non riusciamo a lasciarci in pace. Ma se ho imparato una cosa quella mattina al dolmen è che il coraggio, quello fisico, non mi manca e posso cavarmela da sola. Per una donna è una scoperta importante, o almeno lo era ai miei tempi.”