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29. nov, 2021

Voto: 4 stelline / su 5

Un libro che non conoscevo, che ho trovato tra i libri della cantina che ho aiutato a liberare, per poi scoprire di averne un’altra copia anche nella mia libreria. Un romanzo che mi ha incuriosito fin dalla copertina e dal titolo e che poi si è rivelato davvero molto bello.

Un libro che fa riflettere tanto, con una storia molto dura, ma mai angosciante, e anche nella tragicità della narrazione, piena d’amore.

L’autore non ci dice in che periodo siamo, né il motivo di quello che sta accadendo. Tutto ruota intorno al viaggio di un padre e un figlio in un mondo ormai devastato, ridotto in cenere. Non è rimasto più nulla, nemmeno il sole per scaldarsi, e i pochi superstiti lottano per la sopravvivenza in cerca di cibo.

Non hanno nemmeno un nome i due protagonisti, non importa. Sono soli, ma si fanno forza l’uno con l’altro e camminano direzione oceano, con la speranza di trovare ancora un po’ di luce e di calore. Hanno poche cose con loro, l’essenziale: delle coperte, del cibo in scatola, delle scarpe e un giocattolo.

Non si sa perché il mondo è ridotto così, eppure lo possiamo immaginare.

Fa venire i brividi pensare che forse non è poi una cosa così impossibile, visto come lo stiamo sfruttando senza renderci conto che non sopravviverà in eterno.

Il rapporto padre e figlio è di una bellezza sconvolgente, un padre che non crede più in nulla e ha come unico scopo proteggere suo figlio e cercare di fargli avere meno paura possibile, mentre il piccolo ha ancora un barlume di umanità che cerca di ritrovare anche nel padre o di infondergliela.

Un capolavoro, un romanzo che fa riflettere e fa commuovere. Da questo libro è stato tratto anche un film “The Road” di John Hillcoat, ma ho un po’ paura del paragone, non so se ha saputo trasportare questi due meravigliosi personaggi, sullo schermo, nel modo adeguato.  

Il finale è commovente ma nel suo dolore da speranza.

Una frase bella del libro:

“Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.”

 

15. nov, 2021

Voto: 2 stelline e ½ / su 5

Era tanto che volevo leggere questo romanzo. Mi aveva colpito molto la copertina che sa tanto di mare, ed il titolo. Era lì, nella lista dei desideri, finché un’amica, senza nemmeno saperlo, ha deciso di regalarmelo.

Ho capito così che era arrivato il momento di leggerlo.

Le prime pagine sono anche abbastanza intriganti, si narra di due amiche che gestiscono un minuscolo B&B nella piccola isola di Gozo. Per accedervi però si deve fare domanda scritta via lettera (vietate le e-mail), bisogna motivare il perché si vuole andare a soggiornare lì e se ne sarete degni riceverete la risposta, sempre via posta normale, dalle due sirene stanche (così si firmano). Altra particolarità del posto è che non è pubblicizzato su nessun social ed è vietatissimo pubblicarne le immagini. Bello no?

Certo un po’ macchinoso, ma molto romantico.

Poco pratico, forse, ma cosa importa? Non si può vivere sempre e solo in base alla praticità.

Ovviamente gli avventori saranno tutti personaggi particolari con storie singolari. C’è una cuoca spagnola che è stata abbandonata dal marito e ora cerca di riconquistare almeno il suo ristorante, una blogger a caccia di scoop, che mentirà fin dal primo momento per arrivare al suo scopo, un bellissimo pilota di aerei australiano che va lì a gettare in mare le ceneri di sua madre perché natia dell’isola, e poi due gemelle, una l’opposto dell’altra, una super attenta alla linea e al fisico e l’atra decisamente no.

Fin qui sembra tutto abbastanza interessante, c’è anche un mistero da svelare, una cantante molto famosa dieci anni prima ha perso la sua bambina in mare e, da quel momento, ha fatto perdere ogni sua traccia.

Poi l’autrice si perde nella banalità, i personaggi non acquistano spessore, restano piatti, fanno azioni che non riesci a spiegarti, nessuno brilla per simpatia, alcuni non emergono per nulla e a metà libro sì è già capito dove si nasconde la cantante.

Insomma, tanta attesa ma poca resa. Però, come non può piovere per sempre, non ci può nemmeno essere il sole per sempre, e dopo quattro bei libri era inevitabile una delusione. È giusto, così si apprezza di più il prossimo.

Però c’è un passaggio molto bello che voglio citarvi:

“Erano i suoi elfi di mare, e le piaceva averli intorno. I bambini riempiono gli spazi, tappano i vuoti degli adulti. Senza i piccoli, i grandi affogherebbero nei loro vortici. Sono salvagenti, i bambini. Tengono a galla i sogni e lasciano affondare le preoccupazioni delle realtà.”

Per questo bellissimo pensiero si è aggiudicata mezza stella in più.

8. nov, 2021

Voto: 4 stelline / su 5

Come dico spesso, i libri arrivano al momento giusto, sono loro che trovano noi. Questo mi è stato regalato, non lo conoscevo e, pur stimando molto l’autrice/giornalista, non avevo mai letto un suo libro.

Un testo importante che dovrebbero leggere tutti per capire un po’ di più cosa pensa e come vive la mia generazione, e quella un po’ più giovane di me.

Concita prende spunto da una lettera ricevuta, appunto da un ragazzo di trent’anni, che gli chiede una settimana di tempo per raccontargli la sua storia. Lei accetta e inizia uno scambio di mail e lettere.

Nel romanzo troviamo stralci di diario di quando Marco (il protagonista) ha dodici anni, ancora pieno di speranze e sogni ma già con dei bei punti di domanda ben definiti, poi ci sono le mail che si scambia con la sorella Anna, con il nonno (figlio di partigiano), con suo padre e sua madre che sono stati risucchiati nel vortice dei Testimoni di Geova e con la dolcissima nonna.

Pagine e storie commoventi che piano piano ci svelano una realtà che purtroppo, quelli della mia generazione e quella successiva, conoscono molto bene. Una situazione di instabilità emotiva e non solo.

I nostri padri e i nostri nonni hanno vissuto la guerra ma anche un grande cambiamento, con la possibilità di lavorare, guadagnare, crescere, fare progetti e soprattutto di sognare.

Alla nostra generazione oggi tutto questo è stato tolto, non c’è meritocrazia nel lavoro, gli stage, inseriti inizialmente come opportunità, sono diventati un’arma a doppio taglio, dallo stage non si esce più, te lo continuano a riproporre anche se hai quarant’anni e hai già esperienza.

Nel mondo di oggi sembra che, chi ti offre un lavoro, ti stia facendo un favore, devi ringraziarlo se ti fa lavorare 10 ore al giorno per 1000 euro al mese, e a volte anche meno. Ci si meraviglia che, dopo il lockdown, molti ragazzi abbiano lasciato il lavoro, qualcuno per provare a mettersi in proprio, qualcuno per ricominciare a studiare e cercare di potersi rivendere al meglio, magari all’estero, qualcuno per avere più tempo per sé.

È un urlo di rabbia questo romanzo, seppur scritto con una delicatezza e una leggerezza unici. Ma il grido si sente forte e chiaro. Il grido di chi ha gli attacchi di panico perché non sa che cosa fare nella vita, perché sa che in pensione non ci andrà mai se non si può permettere di farsene una integrativa da solo, persino il pianeta urla pietà. Di chi è oggi la colpa di tutto questo? Di chi ci governa? Della società? Dei grandi vecchi e potenti che hanno guidato questo paese e continuano a farlo, stretti con le unghie e con i denti alle loro poltroncine badando solo al proprio tornaconto?

So solo che la mia generazione è stanca, stanca di essere umiliata a lavoro e mai valorizzata, stanca di fare stage inutili dove non c’è alcun tipo di formazione ma solo perdita di tempo e sfruttamento.

Ci si meraviglia che la nostra generazione faccia pochi figli e resti a casa con i genitori fino a trentacinque anni, ma non ci si chiede il perché? O lo fanno in pochi. Concita De Gregorio lo fa, lo ha fatto con questo libro e non solo.

Bisognerebbe imparare a VALORIZZARE e RISPETTARE le persone ed anche il pianeta e non solo a sfruttare, perché il pianeta muore e le persone se ne vanno.

Non posso che essere grata a questo libro per le riflessioni che mi ha spinto a fare e perché mi ha fatto sentire un po’ meno sola.

Vi saluto con un bellissimo pensiero di questo romanzo:

“Tutto quello che ti serve per diventare la persona che sei è sempre già dentro di te, da qualche parte nascosto. La parola – libera dall’ipocrisia del decoro, dal giogo del dovere, dal timore della sanzione – è la cura. Sempre. Di tutto.”

2. nov, 2021

Voto: 5 stelline / su 5

Questo è il secondo libro che leggo di Valérie Perrin, dopo il bellissimo Cambiare l’acqua ai fiori, e devo dire che sta diventando prepotentemente una delle mie scrittrici preferite.

Questo romanzo mi è piaciuto ancora di più del primo, e non era facile.

Ma è anche un testo difficile da recensire perché fatto di una serie di colpi di scena che assolutamente non possono essere svelati, o mi odiereste.

Un volume di più di 600 pagine che però non vi accorgerete nemmeno di aver letto, tanto sono scorrevoli e vi cattureranno le sue pagine. 

I protagonisti sono tre, come si evince fin dal titolo. Nina, Adrien ed Etienne sono amici da sempre, fin dalla quinta elementare, messi insieme dal caso, nella stessa classe e avendo i cognomi tutti con la stessa iniziale iniziano a fare comunella e a stare sempre insieme.

Nina vive da sola con il nonno, la mamma l’ha abbandonata appena nata e del padre non sa nulla. Adrien vive con la mamma perché i suoi sono separati ed Etienne invece vive con entrambi i genitori e ha un fratello e una sorella.

Accompagneremo questi ragazzi dall’età di dieci anni fino a superare la soglia dei quaranta. Per chi, come me, aveva esattamente 10 anni nel 1987 (quando inizia il romanzo) si sentirà emotivamente ancora più coinvolto perché ritroverete la stessa musica che ascoltavate, le feste a casa dei compagni, le patatine fritte, la coca-cola, le pizzette fredde. Ritroverete le stesse passioni, i primi batti cuori, quelle sensazioni ormai lontane ma mai dimenticate, basta un libro scritto bene, per far riaffiorare quei ricordi e sentirne ancora gli odori. Questo libro sarà un po’ la vostra Madeleine de Proust.

Il romanzo in realtà inizia nel dicembre del 2017 e poi si alterna tra presente e passato, a partire appunto dal 1987. Scopriamo i personaggi già grandi per poi ritrovarli bambini, ed è bellissimo vedere quanto sono cresciuti, divorerete le pagine per scoprire il perché di alcuni cambiamenti caratteriali così drastici. È un libro che non annoia mai, ogni pagina è sapientemente congeniata per farci scoprire un pezzettino delle loro storie e incuriosirci sempre di più. Vi affezionerete ai tre bambini/adulti fino a non volerli più lasciare. Quando arriverete alla fine spererete che la scrittrice abbia già pensato al seguito.

Mi piacerebbe scrivere come lei, ha un modo unico per farti visualizzare ciò che racconta, per descrivere le emozioni, per delineare i personaggi, li vediamo, li tocchiamo, sembra di averli accanto.

Valérie Perrin ci racconta tre vite, tre storie diverse che si intrecciano, si separano e poi si ricongiungono, sono cerchi perfetti che alla fine si chiuderanno, concluderanno i loro percorsi dolorosi o meno, ma tutti pareggeranno i loro conti, e questo dà una speranza infinita a chi lo legge e a chi ha ancora un po’ di fiducia nel futuro.

Ci sono una marea di frasi bellissime nel libro ed è impossibile citarle tutte, ma vi voglio lasciare invece con un’immagine stupenda che si trova a pagina 56 della mia edizione, dove troviamo una piccola Nina che ruba, dalla borsa del nonno postino, alcune lettere per leggerle di nascosto insieme al piccolo Adrien. Pura poesia. 

 

25. ott, 2021

Voto: 3 ½ stelline / su 5

Vincitore premio Strega 2021

Ho acquistato questo libro incuriosita dalla vittoria del premio.

Ammetto l’ignoranza di non aver mai letto nulla di Trevi, mentre ho letto tutto o quasi della moglie o ex… non ho ben capito, Chiara Gamberale.

Non vi troverete davanti ad un libro facile, seppur di poche pagine.

Non è un romanzo, come credevo che fosse e non è nemmeno un saggio. Non so come è stato classificato, ma sono d’accordo con tutte le citazioni della critica che ci sono sul retro della copertina e con una in particolare, quella di Concita De Gregorio che dice “Un libro che in queste settimane ho desiderato imparare a memoria, incorporare le parole come fossero mie.”

È proprio così, è questa la sensazione che lascia questo piccolo racconto di Trevi, la voglia di tenere stretti certi pensieri, marchiarseli nella mente, non lasciarli sfuggire e ripensare ad essi nei momenti difficili.

È un libro scritto con amore, si sente in ogni pagina. Dedicato a due grandi amici, Rocco Carbone e Pia Pera, due scrittori con una vita breve e sfortunata.

Trevi però, con il dono delle parole, riesce a mantenerli in vita, raccontandoci di loro in modo semplice e naturale, ma che penetra nelle ossa, ci fa sentire la sua nostalgia, ce li fa conoscere, ce li fa amare e ci fa soffrire insieme a lui.

Ci dà anche tanti insegnamenti con le sue bellissime parole.

Ne ho sottolineate molte e le rileggerò quando vorrò sentirmi meno sola in questo mondo che a volte corre un po’ troppo per me.

Come dice l’autore in un bellissimo passaggio: “In una certa misura, se questo è vero, la felicità dovrebbe consistere in una sempre minore attenzione a sé stessi. Altro che cura di sé! Meno sai chi sei e cosa vuoi, meglio stai.”

Un libro malinconico ma che dà anche tanta speranza, quella di non essere mai dimenticati da chi ci ha voluto bene davvero.

Per chi non ha figli, come me, forse è più facile da capire questa paura, quella di non lasciare traccia di sé.

Trevi ci rassicura sotto questo aspetto. Gli amici, quelli veri, quelli che non ti abbandonano mai, quelli non ti lasceranno nemmeno quando non ci sarai più. Vivremo tramite le loro parole, il loro ricordo e il loro pensiero.

Un grazie personale a questo autore perché, in un momento pieno di dubbi e di incertezze, mi ha ricordato perché ho bisogno di scrivere, è per far continuare a vivere chi non c’è più attraverso le mie pagine, perché non voglio dimenticare, perché non voglio lasciar andare via chi è stato una parte fondamentale della mia vita ma se n’è andato troppo presto, e se anche queste pagine dovessi leggerle io sola, non importa, perchè in quelle pagine chi ho amato vivrà ancora. 

“E’ proprio quella cosa che di te pensi non vada, quella che più funziona.”