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20. set, 2021

Voto: 3 stelline / su 5

Ho scelto di leggere questo libro perché né ho sentito molto parlare e mi è piaciuta molto la copertina, questo disegno di questa donna di spalle con un caschetto mosso, tipo il mio dopo che il parrucchiere ha fatto di testa sua come al solito… E poi il titolo, che richiama il padre senza però nominarlo.

La voce narrante è di Carla, figlia di Simone e sorella di Laura e Mario.

I quattro si ritroveranno in una convivenza forzata a Milano per accudire Simone, malato terminale di cancro.

Il loro padre, dopo aver lasciato la madre, si è trasferito al Nord, mentre loro sono rimasti a Roma. La lontananza non ha aiutato i rapporti ma ora tutti e quattro sentono il tempo che sfugge, sono gli ultimi momenti che possono trascorrere insieme e scelgono di lasciarsi i rancori alle spalle.

Simone ha anche un segreto che svelerà e poi ritratterà.

Un segreto che fino alla fine faremo fatica a capire se sia reale o frutto del delirio dovuto ai cocktails di medicine.

Questo romanzo è un urlo di dolore, non conosco la vita dell’autrice ma sembra quasi autobiografico talmente è descritto bene il male che prova a dover lasciar andare il suo papà.

Un dolore che prima o poi tutti proviamo, chi prima, chi dopo, chi in modo violento, chi lentamente, chi serenamente, ma arriva per tutti.

Non è difficile quindi immedesimarsi nel dolore di Carla, entrare in empatia con lei, capirne la sofferenza quando vede il padre che piano piano si consuma e non poter fare nulla se non vivere nel passato e nei ricordi.

Bellissimi anche i passaggi dove sente di aver bisogno di aria, di vita e una sera si veste bella e scappa via, va a fare l’amore con il primo che gli capita, pur di sentirsi viva.

Eppure, non basta, anzi si sentirà ancora più in bilico e immersa in un dolore che non passa, un dolore a cui non puoi sfuggire, un dolore che Carla sceglierà, coraggiosamente, di mettere nero su bianco, donandoci un romanzo forte, straziante, ma vero.

Uno stile fluido quello di questa giovanissima autrice catanese (a dispetto del nome) di soli trentadue anni al suo secondo romanzo.

Il segreto che viene introdotto all’inizio e poi svelato solo alla fine in realtà appare solo come un escamotage per tenere il lettore incollato alle pagine fino alla fine, ma a mio parere non ce n’era bisogno.

Bastava anche solo il racconto di Carla e il suo ultimo viaggio negli occhi di suo padre.

Una frase bella del libro:

“Vorrei poter fotografare il mio dolore in modo che ci crediate tutti: quanto è profondo, quanto è enorme, quanto non ha rimedio (è per questo che lo nascondo) […] mai, neanche con la più evoluta empatia, potrete comprenderlo davvero.”

13. set, 2021

Voto: 4 stelline / su 5

Un altro libro arrivato al momento giusto. Controvento mi è stato consigliato circa un anno fa da una cara amica (Rosalba che ringrazio). Me ne ha parlato così bene che lo avevo messo nella lista dei libri da leggere. Poi, come spesso mi accade, la lista non la consulto quasi mai perché sono i libri a trovare me… e così è stato anche questa volta.

Passeggiavo per le strade della bellissima Sciacca quando mi imbatto in un banchetto esterno pieno di libri scontatissimi, era una piccola Mondadori. Ovviamente mi fermo. Uno dei primi libri che mi cade sotto gli occhi è proprio lui, un po’ per la bellissima e colorata copertina e poi perché, appena lo vedo, ricordo il consiglio di Rosalba, così capisco che è arrivato il suo momento e lo porto via con me (pagandolo ovviamente).

Era il primo consiglio che leggevo di Rosalba e, chi mi conosce sa quanto io sia diffidente, seppur molto curiosa, dei consigli altrui.

Il libro è molto soggettivo e non sempre è facile trovare persone con gusti simili, infatti, come vi ho già detto, ho la lista nera dei consigli sbagliati. Rosalba invece ha vinto al primo colpo la lista dei “Me ne consigli un altro?”.

Ma ora passiamo al libro.

Intanto sono contentissima di aver conosciuto un altro autore, Federico Pace, classe ’67 scrittore e giornalista e si vede, perché solo un giornalista può avere una tale proprietà di linguaggio, asciutta, concreta, senza perdersi in troppi voli pindarici, una penna che arriva dritta al cuore.

Più di una volta mi sono ritrovata a tornare indietro su alcuni passaggi tanto mi erano piaciuti e credo di aver sottolineato il 60% del libro.

L’autore ci racconta 27 brevi storie di altrettanti personaggi conosciutissimi del mondo della musica, della pittura, della letteratura della filosofia.

Da Frida Kahlo a Vincent Van Gogh, da Joni Mitchell a Keith Jarrett, solo per citarne qualcuno.

Alcuni viaggi sono lunghissimi, altri sono viaggi solo dell’anima oppure, come dice l’autore nella bellissima prefazione “Potrà anche essere un perdersi per qualche istante nella città in cui si vive da sempre”.

Dopo che ho finito questo libro mi sono sentita più leggera, ho capito che ho bisogno di tornare a viaggiare e non solo con le mie scarpe ma anche e soprattutto con la mia testa e ho sorriso pensando che è sempre vero che i libri arrivano al momento giusto e sono loro a scegliere noi, basta saperli ascoltare.

Un grazie particolare a questo libro e al suo autore anche per avermi fatto conoscere la musicista e cantante Joni Mitchell a cui è dedicato un bellissimo racconto del viaggio che intraprese per dimenticare un grande amore, in quel viaggio scrisse uno dei suoi album più belli, Hejira. Quando ho chiuso il libro sono andata ad ascoltarla e ho scoperto una voce meravigliosa. I libri servono anche a questo, fonte inesauribile di bellezza.

Una frase bella del libro:

“Nessuno sa mai come reagirà a ciò che sta per accadere, nessuno può prevedere quale sarà la sua reazione all’imprevisto, alla tempesta, a quel che stravolgerà le sue abitudini. Nessuno sa mai se sarà all’altezza del viaggio che lo costringerà a misurarsi con la sofferenza. Ciascuno, in fondo, è davvero quel che è solo quando viene costretto a misurarsi con un viaggio, con un avvenimento che lo può travolgere.”

6. set, 2021

Voto: 3 stelline / su 5 

Eccomi di nuovo dopo una lunga pausa estiva. No, non sono sparita, mi sono solo imbattuta in un libro che mi ha dato del filo da torcere.

Un consiglio che mi sento di darvi subito è di non fare il mio stesso errore, non leggetelo in vacanza perché “così avete più tempo”.

Non è un libro da spiaggia, né da montagna, è un romanzo (anche se non lo chiamerei proprio così) che va letto con molta attenzione, non si può leggere tra gli schiamazzi sulla sabbia o distratti da bellezze montane o di città d’arte. Dovete leggerlo nel silenzio della vostra camera, concentrarvi e possibilmente sottolineare i passaggi importanti. Non lo definirei romanzo perché è un libro molto documentaristico dove Scurati, in modo eccelso, descrive e ci riporta stralci di storia, una storia che oggi più che mai dovremmo ricordare o imparare molto bene, per non ripetere gli stessi errori. Perché si sa, la storia è ciclica e alcuni personaggi possono tornare sotto altre forme.

Ovviamente il protagonista di questo primo volume è Mussolini e la sua ascesa in un arco di tempo molto limitato, dal 1919 al 1925.

In sei anni il giovane Benito diverrà da giovane giornalista a Presidente del consiglio, il più giovane di sempre… il resto è storia.

Ma una storia che troppo spesso dimentichiamo, una storia che si studia

poco e male alla scuola dell’obbligo, su cui ci si dovrebbe soffermare

molto di più e analizzare meglio, come fa l’autore in questo libro da proporre come manuale scolastico.

Ci sono dettagliatissimi racconti sul rapporto con D’Annunzio, con le sue innumerevoli amanti e con tutti i funzionari più importanti della politica italiana. La narrazione arriva fino a poco dopo il delitto Matteotti, quando per un brevissimo istante l’Italia avrebbe potuto salvarsi dal fascismo e da Mussolini, un istante in parlamento dove l’uomo del secolo ebbe un tentennamento, dove lasciò la parola (per l’ultima volta) a chi volesse dire qualcosa contro di lui.

Ma l’uomo è vigliacco e pavido.

Nessuno si alzò, nessuno osò parlare e l’uomo del secolo iniziò la sua ascesa.

Forse se quel giorno, in quella sala, anche uno solo avesse provato a fermarlo … chissà… ma la storia non si fa né con i se né con i ma.

Però è importante conoscerla oggi più che mai, oggi in cui si abusa continuamente della parola “fascista”, la si usa impropriamente in ogni contesto e, come disse qualche giorno fa Gianrico Carofiglio in un’intervista parlando proprio di questo abuso:

“Usare impropriamente una parola le sottrae il suo significato”.

Ora vi starete chiedendo come mai un voto medio, visto il commento positivo. Il voto è solo per il mio gusto personale, lo avrei preferito più romanzato, sarei voluta entrare di più nella storia, magari anche nella testa di Mussolini per capire meglio le atrocità che gli passavano per la mente. Il romanzo inizia e finisce con dei pensieri di Mussolini in prima persona e mi sono piaciuti moltissimo, avrei voluto tutto il libro così.

Poi diventa molto didascalico e con una raccolta di materiale interessantissimo ma poco coinvolgente emotivamente.

 

26. lug, 2021

Voto: 2 ½ stelline su / 5

È sempre difficile scrivere una recensione su un libro che non ti è piaciuto. Perché hai paura di offendere l’autore che comunque ci ha lavorato tanto, la casa editrice che ha creduto in lui e anche i lettori che invece lo hanno apprezzato. Ma la cosa più difficile nello scrivere una recensione negativa è che spesso non si trova l’ispirazione per farlo.

Mentre su un libro che ci è piaciuto le parole scorrono leggere sulla tastiera, con quelle negative diventano pesanti e vanno centellinate, in questo caso ancora di più visto che è anche arrivato finalista al Premio Strega, quindi ci saranno, suppongo, molte persone a cui è piaciuto.

Ma partiamo dalla trama.

Il protagonista è Ninni, un bambino nato subito dopo la Seconda guerra mondiale, la sua storia ci viene narrata in terza persona, non è lui a raccontarla. Ninni si trasferirà con i genitori e la sorellina a Milano lasciando il piccolo paese dell’Emilia dove è nato, qui dovrà affrontare anni difficili per adattarsi a questa nuova realtà così frenetica.

Ninni soffre anche di balbuzie e per il padre è quasi un disonore, mentre la mamma lo difende sempre.

Bellissimo anche il rapporto che ha con la nonna, colonna portante della famiglia, com’era un tempo.

Ninni poi crescerà, diventerà adolescente e il padre deciderà che quel diminutivo da bambino non va più bene, così all’improvviso Ninni diventa Piero sentendosi strappare un pezzo d’identità e di fanciullezza.

Ma i padri di allora non erano certo accondiscendenti e dolci come molti padri di oggi. La severità era la prima regola.

Ninni/Piero diventerà un uomo amante della letteratura grazie anche a quella nonna che fin da piccolo gli fece tanto amare i libri.

Una storia come tante, insomma, quella che ci racconta l’autore, una storia di un ragazzo italiano del dopoguerra, appunto, come cita il titolo.

Quello che però, a mio avviso, non fa decollare questo romanzo, è la mancanza di empatia. Non sono riuscita a sentirmi vicina al protagonista, non ho sentito le sue emozioni, mi è sembrato un diario in terza persona, asettico, impersonale, senza emozioni.  

E non è la distanza temporale perché quando un romanzo è coinvolgente ti trascina in qualsiasi epoca senza fatica.

Personalmente non lo consiglierei e mi ha stupito anche che sia stato finalista allo Strega, ma questo vuol dire che ci sono, per fortuna, tanti lettori diversi al mondo e c’è spazio un po’ per tutti i gusti e gli stili.

Mi piacerebbe avere altri riscontri quindi se qualcuno di voi lo ha letto mi scriva nei commenti cosa ne pensa.  

 

19. lug, 2021

Voto: 2 stelline / su 5

Credo di aver scelto di leggere questo libro proprio perché immaginavo fosse un libro leggero e con poche pretese. Dopo la saga dei Florio sapevo che, chi sarebbe venuto dopo, avrebbe avuto il peso del paragone. Dopo il modo soave della Auci nel raccontare le sue storie ogni altra narrazione sarebbe sembrata banale.

Avevo questo libro che mi hanno regalato, un libro così colorato… e mi sono detta che forse era arrivato il suo momento.

Sarà un libro divertente, pensavo.

Mai fidarsi delle apparenze... è stato una vera delusione, un libro noioso e scontato, con un finto lieto fine e nemmeno divertente.

Ma partiamo dalla trama:

Susan è una ragazza tutta di un pezzo, che sa esattamente ciò che vuole e nulla può scalfire le sue ottuse convinzioni.

Il libro si apre con la telefonata di suo fratello che l’avvisa della morte della loro mamma. Susan apprende la notizia senza moltissimo pathos, mentre ne avrà molto di più quando scoprirà che sua madre ha lasciato l’uso frutto della casa al fratello finché lui vorrà. Susan va su tutte le furie per questa eredità mancata e decidi di dimostrare che sua madre non era capace di intendere e volere quando ha stilato il testamento e inizierà una battaglia legale contro il fratello.

A tutto questo fa da contorno il fatto che Susan è incinta di un uomo di cui non le importa nulla e con cui ha un rapporto “occasionale” da dodici anni.

Nella ricerca della verità sulla presunta debolezza mentale della madre verranno fuori verità ben più scomode ed amare per la povera Susan, che però visto che non ci sta nemmeno tanto simpatica, non ci dispiaceranno poi tanto.

Accanto a lei poi una serie di personaggi improbabili e mal sviluppati, come Rob, amico di suo fratello Edward e la vicina di casa Kate sola a crescere due figli piccoli, stereotipo della donna abbandonata dal marito.

L’autrice ha avuto l’abilità di creare una protagonista odiosa che non riuscirà a starci simpatica nemmeno nel finale forzatissimo a lieto fine dove lei magicamente, nelle ultime dieci pagine, si redime su tutto.

Un personaggio arido e senza un briciolo di cuore che usa lo scrigno delle ceneri della madre come poggia piedi.

Anche gli altri personaggi sono davvero scontati e privi di una vera personalità, banali e piatti.

Lo stile poi è semplice e non si trova una frase bella da sottolineare nemmeno a pagarla.

Quindi se volete un consiglio... non perdete tempo con questo romanzo.