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14. giu, 2021

Voto: 4 ½ stelline / su 5

Sono arrivata a questo libro grazie ad uno dei miei programmi radiofonici preferiti, il Ruggito del coniglio che, alla morte di Enrico Vaime il 28 marzo di quest’anno, gli ha dedicato un’intera puntata.

Devo dire il vero lo conoscevo solo per sentito dire, avrò sentito il suo nome dai miei genitori perché più vicino alla loro generazione che alla mia. Durante la trasmissione Marco Presta, molto commosso dall’accaduto, citò questo libro come uno dei più belli che avesse mai letto, e quindi come perdere questa occasione?

Essendo un libro del lontano 1971, anno a cui sono molto legata pur essendo io nata sei anni dopo, decido di provare a cercarlo usato e fortuna vuole, sul bellissimo sito on line del Libraccio eccolo lì, con la sua copertina un po’ strappata ed ingiallita dal tempo e quel fascino che solo un libro usato ha.

Ho sviluppato con gli anni un amore fisico con il libro usato, lo annuso, lo sfoglio con delicatezza, cerco tra le pagine i tanti occhi che lo hanno letto, le loro storie, e se sono fortunata qualcuno lascia anche una dedica, una nota a margine e lì, per me, è pura emozione.

Mi commuove pensare a chi era appartenuto, cosa pensava mentre lo leggeva, attraverso quali mani è passato. Il libro usato per me è come una donna matura a cui le rughe aggiungono quel fascino in più del tempo passato, di occhi che hanno visto tanto.

Scusate la divagazione ma era dovuta, anche perché proprio in questo libro ho trovato 2 annotazioni anzi meglio, due correzioni.

Si perché la versione che ho tra le mani, e questo le dà ancora più valore, ha un paio di errori di battitura che sono stati corretti a mano con un penna blu.

Potete immaginare la mia fantasia dove ha galoppato appena le ho viste. Ho addirittura pensato che fosse appartenuta a Vaime in persona... chissà!

Ok ora vi parlo del libro, giuro.

È un romanzo dolcissimo, delicatissimo e che fa anche morire dal ridere!

Ci riporta in un’altra epoca, dove i sentimenti erano diversi, più forti, più puri e dove l’onore e l’orgoglio erano ancora un valore importante.

Il protagonista si chiama Odeon (si, come il cinema) ed è della provincia di Milano, precisamente di Melzo. Un giorno incontra Minnie, una ragazza americana molto molto ricca e soprattutto molto molto grassa. Lei si innamora subito di lui e inizia una storia bellissima ma anche molto tormentata perché lui non è ricco e soprattutto è molto molto orgoglioso. Insomma, un ribaltamento di Love Story, come ci suggerisce la bellissima post-fazione di Luciano Bianciardi.

I due autori scherzano e riscrivono una storia che in quegli anni era un cult, ma non solo, lasciano la facoltà al lettore di scegliere tra diversi finali, infatti alla fine del libro si trovano ben quattro finali diversi e le righe per tagliare quelli che si decide di non tenere. Geniale!

Che dire un libro che, se riuscite a trovare, magari addirittura usato, vi consiglio vivamente di leggere perché scalda il cuore e fa rivivere anni lontani e bellissimi.

Una frase bella del libro:

Guardandola pensai che al mio paese, con lo stesso materiale, di donne se ne facevano tre.”

8. giu, 2021

Voto: 2 e ½ stelline su / 5

Un libro particolare indubbiamente ma che non è riuscito a convincermi.

Le prime pagini sono in realtà molto piacevoli e divertenti, l’autore ci racconta della sua stramba famiglia composto da lui, da sua mamma, sua sorella Margo e i due fratelli Larry e Leslie. Un giorno, annoiati dal grigiore inglese, decidono di vendere la loro casa e trasferirsi nell’isola greca di Corfù. Qui sceglieranno prima una piccola villa, poi si trasferiranno in un’atra più grande solo per poter ospitare un po’ di amici, per poi tornare in un'altra più piccola per non dover ospitare dei parenti alla lontana. Oltre al già numeroso e strambo nucleo familiare si alternano personaggi folcloristici dell’isola ma soprattutto una serie infinita di grandi e piccoli animali che il piccolo Gerald ogni volta cerca di ospitare, come ad esempio (e quelle le ho trovate pagine davvero divertenti) la piccola famiglia di scorpioni che si ritroverà poi per tutta casa tra le urla furiose dei fratelli e della mamma, ormai stufi delle sue ricerche zoologiche.

Durrell ci racconta in queste pagine i suoi cinque anni trascorsi in questa isola magnifica, immerso nella natura più selvaggia.

Ad alcune pagine, come dicevo, divertenti si alternano però molte pagini di descrizioni, divagazioni, osservazioni di animali che rendono il tutto un po’ lento e noioso.

Nel complesso quindi non mi è piaciuto ma nonostante tutto lo consiglierei perché è un libro di cui ho sentito sempre molto parlare e spesso anche bene, sicuramente ha spunti interessanti e quindi credo sia giusto leggerlo una volta nella vita.

 

1. giu, 2021

Voto: 4 stelline / su 5

Un romanzo davvero affascinante giunto a me tramite il passaparola di un’amica.

Circe e il suo mito più o meno lo conosciamo tutti, la maga/strega che trasformò in porci la flotta di Ulisse, ma tutto qui?

Si, diciamo che Omero nella sua mole di pagine dedicate ad Ulisse o meglio, Odisseo (come viene più correttamente citato in questo testo) non poteva troppo prolungarsi sul personaggio di Circe.

Allora ci ha pensato Madeline Miller che, con un dottorato in lettere classiche, evidentemente sa il fatto suo e conosce tutta la vita di Circe e ce la riporterà direttamente dalla sua calda voce, voce da umana, dicono gli Dei, voce che tutto l’Olimpo prende in giro e gli umani fanno fatica a riconoscere come divina.

Circe, figlia di Elios, dio del sole e della ninfa Perseide, si capisce dalle prime pagine che è una dea un po’ diversa dalle altre.

Ha un cuore, ad esempio e si commuove quando vede soffrire lo zio Prometeo, soffre di empatia, assai strano per una divinità.

In queste pagine scopriremo tutte le vicende che la coinvolgono, sia prima che dopo l’incontro con Odisseo.

Ne uscirà un ritratto bellissimo di questa Dea, di cui mi sono letteralmente innamorata. Una donna forte e coraggiosa che vivrà tutta la sua esistenza, per gran parte del tempo da sola in esilio, sulla piccola isola di Eea. Accompagneremo Circe in una vera e propria crescita interiore e non solo.

Da questa piccola isola, Circe ci farà sognare insieme a lei, ci fa tremare di paura, di odio, di dolore ma anche di gioia. Ci racconterà, incontrandoli, i più grandi miti, da Dedalo e Icaro ad Arianna e il Minotauro, da Scilla a Medea fino ad arrivare a Penelope e Telemaco e ovviamente il suo più grande amore, Odisseo.

Pagine di mitologia trattate come un grande romanzo, intenso e imperdibile. Se pensate di sapere già tutto sulla mitologia, leggetelo e ricredetevi, se invece come me, ammettete la vostra ignoranza, leggetelo e arricchitevi.

Lo stile di Madeline Miller è a dir poco aulico, ogni parola è ben dosata, scelta e amata. Non sono semplici frasi, sono tocchi di rugiada su un foglio bianco.

Una frase bella del libro:

“Com’ero rigida, vestita di quella mia dignità divina che non sapevo di indossare.”

 

24. mag, 2021

Voto: 4 stelline / su 5

Era da un po’ che volevo leggere questo libro ma come sempre aspettavo non so quale ispirazione che puntualmente è arrivata dal penultimo libro che ho letto, perché come dico sempre, libro chiama libro. Nelle ultime pagine di “Compro libri anche in grandi quantità” di Giovanni Spadaccini viene citato proprio questo libro, tra tanti altri, e così eccoci qui...

Un libro del 1994 che arriva a me ventisette anni dopo e, come spesso accade, poi mi chiedo perché non l’ho letto prima?

Ma poco importa, l’importante è arrivarci.

Mi è piaciuto moltissimo, fin dalle prime pagine ho riconosciuto uno stile da me molto amato, quello dei dettagli, delle descrizioni e della caratterizzazione dei personaggi.

Il povero Pereira mi ha ricordato molto il mio amato Stoner.

Un uomo un po’ impacciato, che non si aspetta più molto dalla vita dopo la morte della moglie, un uomo che vive nel suo ricordo e continua a parlare con la sua fotografia.

Quando sentivo parlare di “Sostiene Pereira” ero convinta che il sostenere si riferisse ad un avvocato che lo affiancasse in qualche causa, grande malinteso dovuto all’ignoranza di non sapere affatto di cosa trattasse il libro.

Il “sostiene” invece è inteso come “ribadire con fermezza una tesi” e questa parola viene ripetuta per tutto il libro, come se fosse un esterno a raccontarci la storia del protagonista.

Pereira è un giornalista di un piccolo giornale, scrive prevalentemente necrologi di personaggi famosi prima che questi muoiano, per portarsi avanti con il lavoro.

La sua vita è tranquilla, a dir poco monotona e ripetitiva, finché non si imbatte in un giovane, Montero Rossi, che lo avvicina con la scusa del lavoro e poi, piano piano, lo trascina nei suoi mille problemi.

Pereira a quel ragazzo, però non sa dire di no, forse perché gli ricorda il figlio che non ha mai avuto o sé stesso da ragazzo, o meglio quello che forse avrebbe voluto avere il coraggio di essere.

Si lascerà così coinvolgere fino all’estremo, stravolgendo completamente la sua vita e trovando finalmente quel coraggio che non aveva mai avuto.

Un libro toccante, commovente, uno di quei testi dove, alla fine, ti dispiace lasciar andare il protagonista e vorresti tenerlo ancora un po’ con te.

Una frase bella del libro:

“Si chiese: in che mondo vivo? E gli venne la bizzarra idea che lui, forse, non viveva, ma era come fosse già morto. Da quando era scomparsa sua moglie lui viveva come se fosse morto.”

 

17. mag, 2021

Edizione Utet 2021 - 183 pg 

Voto: 3 stelline su / 5

Questo libro è stato un po’ una delusione. Nonostante mi fossi ripromessa per un po’ di non acquistare libri nuovi, appena ne ho sentito parlare alla radio (prima al Ruggito del Coniglio e poi con un’intervista su Copertina di Matteo B. Bianchi) sono corsa ad acquistarlo. Mi aveva molto incuriosito il tema, scritto da un giovane libraio che vende solo libri usati (il mio sogno) e che ci racconta le sue avventure quando va a fare rifornimento nelle case di chi non può o non vuole più ospitare questi libri.

L’autore si concentra molto su questo punto, da dove arrivano molti dei suoi libri, ossia da persone o defunte o da mogli e compagne arrabbiate che vogliono fare un dispetto al compagno.

Ne emerge una malinconia infinita, ma c’era da aspettarselo già dal nome della sua libreria “Libri Risorti”. Ma i libri risorgono se sono morti, io non la vedo così quando si parla di libri usati, credo che i libri siano immortali, non importa il motivo per cui arrivano a noi o al libraio in questo caso, ma significa che qualcuno li stava conservando da tempo e loro hanno trovato il modo e la via per sopravvivere anche ai loro padroni. Bella la parte dove ci racconta di quello che trova all’interno di questi libri, ritagli di giornale, foto sbiadite, biglietti del treno, biglietti d’amore mai spediti… ma su un’altra cosa non sono d’accordo, quando cerca di cancellare le dediche o le firme fatte sulla prima pagine del libro. Perché? Sono una delle cose più belle dei libri usati, sapere di chi era, quando è stato letto, a chi è stato regalato.

Sarà che io ho proprio questo vizio di marchiare i miei libri proprio con la speranza che essi mi sopravvivano e qualcuno, tra cento anni, si incuriosisca a sapere chi ero… Non ho figli che possano portare avanti il mio nome, per questo lo lascio ai miei amati libri.

Non so se l’autore si sia ispirato ad un altro, in questo caso bellissimo, libro dove un libraio si racconta, “Una vita da libraio” di  Shaun Bythell.

Se non lo avete letto ve lo consiglio perché fa morire dal ridere, l’autore in questo caso ci racconta aneddoti divertentissimi dei suoi clienti e dei luoghi e persone da cui invece si rifornisce. Nulla di malinconico come invece lo fa apparire Spadaccini.

Una frase bella del libro:

“Quasi dentro a ogni libro, c’è qualcosa: una storia, un ragionamento, dei pensieri.”