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23. mag, 2022

Voto: 4 stelline / su 5

No, non sono corsa a comprarlo, anche se la tentazione è stata forte, ma l’ho ricevuto come regalo di San Valentino (il primo di tutta la mia vita, credo) ed è stato un dono bellissimo, primo per l’oggetto libro in sé che è sempre meraviglioso ricevere e secondo per il libro che rappresenta.

Secondo libro di Jonathan Bazzi, nell’iniziare a leggerlo c’era un po’ di timore. Mi piacerà come il primo? Riuscirà a coinvolgermi di nuovo?

La risposta è arrivata già dopo le prime pagine: SI!

Anche in questo libro Bazzi non ha paura di raccontarsi, forse in questo ancora di più. Ci racconta i suoi amori, le sue occasioni perse, le sue gioie, i suoi dolori, le amicizie, gli amanti e la paura dell’amore, di non saperlo riconoscere, di non saperlo trattenere e proteggere.

Amo questo autore perché il lui ritrovo moltissime cose in comune, principalmente la nostra città, Milano, i luoghi, i locali, la stessa università. In questo libro addirittura una persona che è stata una sorpresa e una commozione ritrovare tra i suoi personaggi.

Amo il modo che ha di mettersi a nudo, di non avere timore a raccontarsi, traspare in ogni riga la sua autenticità e la sua limpidezza, ci fa entrare nella sua mente e soprattutto nel suo cuore. Sentirci raccontati dalle sue parole ci fa sentire meno soli in un mondo dove sembra che nessuno possa permettersi di avere dei dubbi, delle paure, delle incertezze. Jonathan invece ci fa comprendere che non solo è umano ma è anche meraviglioso ammettere le proprie fragilità, accettarle e accoglierle. Ci fa sentire unici.

Mi ha fatto sorridere in un passaggio, su un concetto che condivido in pieno. Ci racconta che il suo luogo sicuro è tra gli scaffali della Feltrinelli, perché le librerie indipendenti da sempre lo mettono in soggezione. Mi ha fatto ricordare quando, durante un corso per Librai che stavo seguendo, ci chiesero quale fosse una delle nostre librerie preferite, ed io, ingenua, risposi “La Feltrinelli”. Calò il gelo tra l'insegnante e gli altri studenti che avevano citato solo rarissime librerie super indipendenti. 

La libreria indipendente, voglio dirlo anche io, mi mette in soggezione, mi sento osservata, sento gli occhi del libraio che scrutano cosa guardo e poi mi sento in obbligo di comprare sempre qualcosa. 

Quindi W la Feltrinelli! Dove posso girare indisturbata!

Grazie a questo giovane autore che ancora una volta mi ha fatto riscoprire come è bella Milano, dedicando a questa bella signora tutti i capitoli e intitolandoli con il nome di una via.

Grazie per i personaggi che ci hai fatto conoscere o ritrovare, grazie per le emozioni che riesci a smuovere.

Una frase bella del libro:

“L’integrità non ci è indispensabile, restiamo vivi anche a brandelli.”

16. mag, 2022

Voto: 4 stelline / su 5

I romanzi di Nevo sono sempre un’esperienza meravigliosa.

Ho scelto di leggerlo perché vorrei leggere tutti i suoi romanzi e perché trovo bellissimo il titolo.

Non è un romanzo molto lineare, forse farete anche un po’ fatica all’inizio a capire la trama, ma quando entrerete nelle storie avrete “nostalgia” di loro alla fine.

Quattro appartamenti, quattro storie diverse ognuna toccante a proprio modo sullo sfondo di un paese (Israele) sconvolto da continui attentati, dove prendere un autobus la mattina diventa una scommessa con la vita.

Amir è uno studente di psicologia a Tel Aviv ed è fidanzato con Noa, studentessa di fotografia a Gerusalemme.

Decidono di andare a vivere insieme a Castel, un piccolo paesino.

La convivenza però, invece di unirli, sembra allontanarli, tanti dubbi si frappongono tra loro. Dietro il muro del loro appartamento vive il proprietario di casa Moshe con la moglie Sima. Divisi da un muro sottilissimo e da un piccolo pannello comunicante, le vite di queste persone si intrecceranno e vi commuoveranno. Come vi commuoverà il piccolo Yotam che vive nell’appartamento di fronte e che si sente trascurato da quando è morto suo fratello maggiore, soldato in Libano, o il murato arabo Saddiq che si aggira come uno spettro nei paraggi della palazzina perché sogna di penetrare nell’appartamento sopra Amir e Noa, dove sua madre ha vissuto e ha nascosto qualcosa di molto prezioso per lui.

Vite che si incrociano in un piccolo condominio che ci ricorda un po’ uno dei suoi romanzi più belli, “Tre piani”, scritto molti anni dopo questo.

Sono personaggi meravigliosi quelli di Nevo e ci sono molte pagine che sono vera poesia. Alcune frasi scritte anche in rima, forse per rafforzare ancora di più la delicatezza delle sue parole e delle sue immagini. In un mondo che piano piano si sgretola sotto le nostre mani, Nevo ci fa intravedere ancora una speranza, e questa speranza è fatta di persone, di rapporti umani, di sentimenti e non ultimo, di Nostalgie; quel sentimento che quando viene rievocato ci cambia il volto, lo colora in modo diverso e una patina di malinconia e dolcezza lo avvolge. Pagine incantevoli e storie bellissime di una delicatezza unica che solo un animo davvero sensibile come Nevo può trasmettere.

Un libro da leggere e rileggere.

Una frase bella del libro:

“C’è qualcosa nel nuoto che ti fa spazio dentro l’anima. Che ti fa prendere il ritmo giusto delle cose.”

 

1. mar, 2022

Voto: 3 ½ stelline / su 5

Questo romanzo è arrivato tra le mie mani davvero per caso.

Faceva parte delle offerte 2 libri a 9.90 € (unica mia eccezione all’acquisto di un libro nuovo), avevo già scelto 1 libro ma non riuscivo a trovare il secondo. Poi ho visto lui, sono molto attratta dagli scrittori giapponesi perché sono convinta scrivano molto bene, in più mi piaceva il titolo e la trama e mi ha incuriosito il paragone di questo autore con Stieg Larsson ed il fatto che questo romanzo avesse venduto più di un milione di copie, ha vinto due premi letterari importanti, ne è stato tratto un film e in Giappone è ormai un romanzo cult. Così l’ho portato a casa. Ovviamente non l’ho letto subito ed è rimasto ad attendermi per un bel po’.

Finito il divertente libro di Michele Serra ho deciso che avevo voglia di un noir e mi sono ricordata di lui.

Ora veniamo al romanzo. Intanto voglio dirvi che mi è piaciuto moltissimo e che ho dato 3 stelline e ½ e non 4 solo per la fatica che ho fatto con i nomi, alcuni si assomigliano moltissimo e all’inizio è davvero complicato stargli dietro ma, a parte questo particolare superabile con uno schemino, la trama è davvero bellissima, coinvolgente, temi assolutamente attualissimi, forse addirittura più oggi che nel 2007 quando è stato scritto, almeno qui in Italia.

I protagonisti sono molti. Iniziamo con il conoscere Yoshino, la vittima (si può dire, tanto muore subito e ve lo svelano anche sul retro della copertina). Yoshino è innamorata di Masuo che però non sembra avere alcun interesse per lei.

Non vuole ammettere il fallimento con le amiche e mente, mente sul fatto che debbano uscire insieme. In realtà Yoshino ha appuntamento con un uomo conosciuto su un sito di incontri, Yuichi, un tipo solitario, un po’ introverso e misterioso.

Capirete bene che quando verrà ritrovato il cadavere di Yoshino, che sembra non essere mai arrivata a quel famoso appuntamento, si apriranno una serie di diversi scenari.

Conosceremo meglio tutti i protagonisti, verrà ripercorsa quella notte da più punti di vista.

Il colpevole viene svelato quasi subito perché non è quello l’importante, ma lo sono le motivazioni, le solitudini di questi personaggi, i vissuti, quello che è accaduto quella notte e ciò che accadrà poi.

Vi assicuro che arriverete anche a parteggiare per l’assassino in un certo momento della storia, ma poi altri colpi di scena vi faranno cambiare tante volte idea e alla fine rimarrete con un grande dubbio amletico. Un romanzo psicologico davvero bellissimo, con moltissimi colpi di scena. Purtroppo, non posso raccontarvi molto.

Ma sarebbe un libro perfetto per un club di lettura per poterne commentare tutte le sfumature e sapere ognuno come interpreta il finale, a mio parere, apertissimo.

I personaggi sono tutti bellissimi, vi smuoveranno tantissimi sentimenti contrastanti e vi commuoverete con la disperazione del padre di Yoshino, il sig. Yoshio (capite la mia confusione con i nomi?).

Un romanzo da leggere assolutamente!

Ed ora corro a cercare il film...

22. feb, 2022

Voto: 4 stelle / su 5

Mi sono imbattuta in Michele Serra un paio di anni fa per la prima volta, in pieno Lockdown, avevo seguito un suo intervento in uno dei tanti incontri on line. Prima di allora ne avevo sentito parlare ma non avevo mai letto nulla di suo, ma quel giorno me ne innamorai. Ironico, affascinante, simpaticissimo, dovevo leggere qualcosa di suo, ma cosa?

Tra i tanti suggeriti misi in lista uno a caso, solo perché era illustrato da Sergio Staino e sulla copertina disegnata da lui in una spiaggia affollatissima il papà gridava “Ilariaaaaaaaaaaaaaa”.

Poi, come mi accade spesso, travolta dalle mie stesse liste, il libro rimase lì, infondo all’elenco, finchè a Natale di quest’anno, la mia cara amica Simona, ha scelto di regalarmelo per lo stesso motivo per cui lo avevo scelto io, il mio nome urlato in copertina.

Il libro si intitola “Tutti al mare” ed è stato pubblicato per la prima volta nel lontano 1990, ma nasce in realtà nel 1986 come raccolta di articoli nel mese di agosto.

Michele Serra, infatti, nel lontano ’86, decise di percorrere tutta l’Italia, dalla Liguria al Friuli, in sella alla sua Fiat Panda 4x4 "correndo" per tutta la costa e fermandosi a documentare le spiagge più famose del nostro Bel Paese. All’epoca erano articoli che sarebbero usciti settimanalmente sul giornale dove scriveva Serra, poi nel 1990 ne è nato un piccolo libricino esilarante, divertentissimo, per nulla banale né noioso, dove emerge tutto lo stile di Serra e il suo acume. Ma la cosa che più sconvolge è che, pur essendo scritti di ben trentasei anni fa, sono tutti attualissimi, l’unico anacronismo che forse i giovani di oggi non comprenderebbero, ma chi è della mia generazione invece sì, è la ricerca spasmodica dei gettoni per telefonare. Oggi incomprensibile, eppure, fa tanta tenerezza rileggere di quei momenti.

La prima tappa è Ventimiglia e l’ultima Trieste, ma nel mezzo c’è la raffinata Toscana, la caotica Campania, le deliranti Calabria e Puglia, per poi risalire alle ricche Emilia-Romagna e Marche.

Le risate non mancano e anche tanti spunti di riflessione, ma soprattutto rimane la curiosità di andare in Lucania e precisamente a Trecchina, un paesino minuscolo sopra Maratea, per vedere se esiste ancora l’albergo La Casina Rosa di cui Serra ci fa innamorare con il suo racconto.

Tutte queste pagine sono inframezzate dai divertentissimi disegni di Staino che rappresentano per tutto il libro la frenetica ricerca di Bobo, tra le affollatissime spiagge italiane, della figlia Ilaria.

Un libro davvero da non perdere. Mi spiace averlo scoperto solo ora ma, come si dice… meglio tardi che mai.

15. feb, 2022

Voto: 3 stelle / su 5

Come sono arrivata a questa autobiografia io che non le amo e le rifuggo?

Facile, perché come dico spesso, libro porta libro.

Nel bellissimo romanzo “Americanah” di Chimamanda Ngozi Adichie (se non lo conoscete ve lo consiglio vivamente perché è stupendo, qui trovate anche la mia recensione https://www.unlibrosogna.it/434105365/6984664/posting/americanah-di-chimamanda-ngozi-adichie-494-pg-einaudi-editore )

l’autrice citava questo romanzo come uno dei suoi preferiti in assoluto e quindi, come fare a non leggerlo?

Devo dire che mi ha entusiasmato a metà, nel senso che ho trovato la prima parte, intitolata “Le origini” molto bella (anche se avendo già visto il film Berry ovviamente me lo ha ricordato molto). In questa prima parte Obama ci racconta della sua nascita, delle difficoltà dei suoi genitori nello stare insieme (il padre di colore e la madre bianca) anche i suoi nonni materni, seppur apertissimi di mentalità, ebbero delle difficoltà iniziali, ma non nell’accettare il genero, quanto nella consapevolezza di ciò che avrebbero dovuto affrontare la figlia prima e il nipote poi.

Pagine commoventi dove un giovanissimo Obama ricerca le sue origini e scava per capire perché ancora oggi ci sia, in alcune persone, un odio così profondo e radicato per il “diverso”.

La seconda e la terza parte poi, “Chicago” e “Kenya”, sono quelle della consapevolezza e del lavoro per affermare le proprie idee, i propri valori e le proprie convinzioni e, in “Kenya” in particolare è un tornare alla terra di origine paterna, quando questi viene a mancare e Barack sente di dover riempire dei tasselli del suo puzzle genetico.

Queste ultime due parti sono più descrittive, meno emotive della prima e forse per questo un po’ più noiose, ma è comunque un libro interessante, scritto bene e che vale la pena leggere.